martedì 5 maggio 2026

Romeo Volley Meta: Campioni Regionali Under 17 per l'ottava colta consecutiva!

 


Una storia di grandezza scritta set dopo set, anno dopo anno

C'è un filo d'oro che attraversa la pallavolo giovanile campana, e porta dritto a Meta di Sorrento. La Romeo Volley Meta ha conquistato ancora una volta il titolo di Campione Regionale Under 17 Maschile della Campania, aggiungendo un altro capitolo straordinario a una saga sportiva che non smette di stupire: otto titoli regionali consecutivi, un dominio senza precedenti nel panorama pallavolistico giovanile campano.

Otto sigilli, una sola anima

Otto anni di primato assoluto, costruiti con pazienza, dedizione e una visione chiara del lavoro giovanile. Nel dettaglio, la bacheca della Romeo Volley Meta si arricchisce di:

  • 6 titoli regionali Under 17
  • 2 titoli regionali Under 16

Un palmares che parla da solo, ma che nasconde dietro ogni coppa migliaia di ore di allenamento, sacrifici silenziosi e una cultura societaria solida come la roccia della Penisola Sorrentina.

La finale: Carattere, cuore e la rimonta che vale un titolo

La strada verso il titolo non è stata priva di ostacoli. Dopo una sconfitta nella finale territoriale — una caduta che avrebbe potuto spezzare le gambe e lo spirito a chiunque — i ragazzi di coach Michele Leone hanno saputo rialzarsi con una determinazione rara, trasformando la delusione in carburante per la fase regionale.

La finale disputata il 4 maggio a Napoli contro l'Elisa Volley Pomigliano — la stessa società che aveva sottratto loro il titolo territoriale — è stata la sintesi perfetta del carattere di questa squadra. Il risultato finale di 3-1 racconta una storia di alti e bassi, di resistenza e di orgoglio.

I parziali dicono tutto:

  • Primo set: 25-23 — equilibrio totale, vinto con lucidità
  • Secondo set: 25-19 — Meta alza i giri del motore e prende il controllo
  • Terzo set: 22-25 — Pomigliano rientra, riapre tutto, dimostra di essere avversario di valore assoluto
  • Quarto set: 25-21 — Meta ritrova se stessa nel momento decisivo e chiude i conti

Nel quarto set è venuta fuori l'anima autentica della Romeo Volley Meta: quella fatta di unità, di difesa corale, di ogni ragazzo che lotta per il compagno al suo fianco. Una squadra vera, nel senso più profondo della parola.

Le parole del Presidente Fipav Campania

La cerimonia di premiazione ha visto la partecipazione del presidente della Fipav Campania Guido Pasciari, del consigliere regionale Gaetano Cinque e dei presidenti dei Comitati Territoriali Carmine Menna e Stefano Aquino. Le parole di Pasciari hanno suonato come un riconoscimento raro e sentito:

"Vi devo ringraziare. Perché oggi avete rappresentato tutto quello che la Fipav Campania coltiva da anni: lavoro, passione, talento. Siete un modello da seguire. Questi ragazzi, oltre ai campionati di categoria, giocano anche nei campionati di serie. Io vorrei ringraziare coach Leone e coach Libraro, che sono i nostri tecnici federali, che stasera con le loro società hanno dimostrato quanto amino questo sport."

Parole che certificano come la Romeo Volley Meta non sia semplicemente una squadra vincente, ma un modello di riferimento per l'intero movimento pallavolistico regionale.

Gli eroi del titolo

Dietro ogni trofeo ci sono nomi e volti. Ecco i ragazzi che hanno scritto questa pagina di storia:

#GiocatoreRuolo
1Aiello GiammarioOpposto e Capitano
4Parlato AlfonsoCentrale
6Ambrosio CostantinoCentrale
12Simoni MarioPalleggiatore
18Diana AlessandroCentrale
22Staiano AntonioSchiacciatore
28D'Angelo CiroOpposto
29Pezzi ChristianSchiacciatore
30Ercolano AntoninoSchiacciatore
31D'Esposito MirkoSchiacciatore
32Menna FrancescoLibero
61Pollio GennaroLibero

Staff tecnico: Primo allenatore Michele Leone, secondo allenatore Flavio Aiello, dirigente accompagnatore Daniele Ambrosio.

Prossima Tappa: le Finali Nazionali

Il titolo regionale non è un punto d'arrivo, ma un trampolino. La Romeo Volley Meta si qualifica così alle Finali Nazionali Giovanili Under 17 Maschile, in programma a Caorle il prossimo 18 maggio, dove rappresenterà con orgoglio la Campania. Ad accompagnarla ci sarà la stessa Elisa Volley Pomigliano, protagonista di una finale di altissimo livello: entrambe le squadre meritano di calcare il palcoscenico nazionale.

Insieme si può

C'è uno slogan che la Romeo Volley Meta ha fatto suo, e che risuona più vero che mai dopo questo titolo: Insieme Si Può. Insieme si può quando non si molla mai. Insieme si può quando ogni ragazzo lotta per l'altro. Insieme si può quando sugli spalti c'è una sola voce, un solo coro, una famiglia intera — con tutti i ragazzi delle altre serie e categorie uniti spalla a spalla.

Otto titoli consecutivi non sono un caso, non sono fortuna. Sono la prova che a Meta di Sorrento si fa pallavolo nel modo giusto: con i valori giusti, le persone giuste e un amore autentico per questo sport.

Avanti, Romeo Volley Meta. Il viaggio continua — destinazione Finale Nazionale.

sabato 2 maggio 2026

Scandicci ko al tie-break, la finale di Champions sarà tutta turca


Istanbul, 2 maggio 2026
— Non bastano i 34 punti di una straordinaria Ekaterina Antropova. La Savino del Bene Scandicci si arrende all'Eczacibasi Istanbul al termine di una semifinale combattutissima, cedendo al tie-break con il punteggio di 3-2 (20-25, 25-20, 25-17, 21-25, 15-8). Alla Ülker Sports and Event Hall di Istanbul, il sogno di una finale tutta italiana — già tramontato nel pomeriggio con la sconfitta di Conegliano contro il Vakifbank — svanisce definitivamente. Domani sera, domenica 3 maggio alle 19:00, si affronteranno le due squadre di Istanbul per il titolo più prestigioso del volley europeo.

Una finale tutta turca, il bipolarismo si sposta sul Bosforo

Le squadre italiane e turche hanno dominato la Champions League negli ultimi vent'anni, vincendone 19 delle ultime 20 edizioni: undici volte le italiane, otto le turche. Ma questa stagione, per la prima volta da tempo, nessuna delle nostre rappresentanti raggiungerà l'atto conclusivo. Il doppio ko al tie-break di Conegliano e Scandicci sposta l'asse del potere europeo — almeno per questa notte — verso il Bosforo. 

La giornata aveva già riservato l'amaro con la prima semifinale: le campionesse d'Italia di Conegliano, vicecampionesse in carica, erano state rimontate e sconfitte dal Vakifbank dopo aver sprecato quattro match-point. Poi, in serata, è arrivata la seconda doccia fredda con il ko di Scandicci, vicecampione europea in carica, che si era spinta fino al quinto set salvo poi crollare in modo brusco e definitivo.

La partita: un primo set da sogno, poi la notte turca

Scandicci aveva cominciato nel migliore dei modi, conquistando il primo set con autorità (25-20), trascinata da un'Antropova in serata di grazia. Le toscane sembravano avere il match in pugno, ma l'Eczacibasi ha progressivamente alzato i giri del motore, pareggiando nel secondo (25-20) e dilagando nel terzo (25-17) in una fase in cui Scandicci ha perso ogni fluidità offensiva e la battuta ha smesso di fare male.

Il quarto set ha visto le italiane reagire con orgoglio, imponendosi 25-21 e trascinando la sfida al tie-break tra il boato del pubblico di casa. L'avvio del quinto parziale sembrava sorridere alle toscane, che si sono portate sul 3-2, ma è a quel punto che la partita è precipitata. Un break devastante di 8-2 dell'Eczacibasi ha chiuso di fatto ogni discorso: 15-8 il punteggio finale del quinto set, netto e senza appello.

Le protagoniste: Antropova superlativa, ma Stysiak e Karakurt fanno la differenza

Con 34 punti all'attivo, Ekaterina Antropova ha confermato di essere una delle giocatrici più forti del mondo, ma non è bastato. Dall'altra parte della rete, i 30 punti di Magdalena Stysiak e i 18 di un'esplosiva Ebrar Karakurt hanno fatto pendere l'ago della bilancia in favore delle turche.

Stysiak, opposta polacca classe 2000, ha un passato proprio a Scandicci, dove ha militato per due stagioni consecutive: 2019-2020 e 2020-2021. Un ex di lusso che ha saputo punire la sua vecchia squadra nel momento decisivo. Karakurt, invece, è una delle atlete più esplosive del panorama europeo, capace di serie realizzative in grado di ribaltare qualsiasi equilibrio. 

Per Scandicci, oltre all'inarrestabile Antropova, sono andati in doppia cifra Avery Skinner (11) e Linda Nwakalor (8), con Camilla Weitzel ugualmente a 8. Non sono stati sufficienti i contributi della palleggiatrice Maja Ognjenovic — altra ex di giornata, che ha vestito la maglia dell'Eczacibasi in tre distinti periodi della sua carriera — né quelli di Caterina Bosetti e delle centrali. 

Il tabellino

Eczacibasi Istanbul–Savino del Bene Scandicci 3-2 (20-25, 25-20, 25-17, 21-25, 15-8)

Eczacibasi: Akoz (L), Stysiak 30, Ozdemir, Jack-Kisal 13, Diken, Erkek 7, Smrek 2, Sahin 6, Rettke 5, Plummer 9, Karakurt 18. N.e.: Ozel (L), Aygun, Maglio. All.: Bregoli.

Scandicci: Bechis, Skinner 11, Castillo, Ruddins, Franklin 2, Ribechi (L), Bosetti 7, Ognjenovic 4, Graziani, Nwakalor 8, Antropova 34, Weitzel 8. N.e.: Traballi, Mancini. All.: Gaspari.

Il cammino verso Istanbul

Per Scandicci si trattava della seconda partecipazione consecutiva alla Final Four di Champions League. Lo scorso anno, la squadra di coach Gaspari era arrivata all'atto conclusivo da imbattuta, aveva superato in semifinale proprio il Vakifbank e aveva conquistato la finale, poi persa contro Conegliano. Quest'anno il percorso è stato ugualmente di alto livello: le toscane avevano chiuso al secondo posto nella Pool A, eliminando poi Novara nel turno playoff e il Fenerbahce nei quarti di finale. 

Quella di sabato è stata il 51° impegno stagionale per Scandicci, che si presentava all'appuntamento di Istanbul dopo 34 giorni dall'ultima partita ufficiale — la sconfitta in Gara-4 della semifinale scudetto contro la Numia Vero Volley Milano. La lunga sosta, pensata per recuperare energie, non ha impedito un avvio brillante, ma non è bastata a reggere la pressione di un Eczacibasi straripante nei momenti chiave. 

Appuntamento domenica per la finale e il terzo posto

Il programma di domenica 3 maggio prevede la finale per il terzo e quarto posto tra Conegliano e Scandicci alle 16:00, con le due squadre italiane a caccia almeno del podio. Alle 19:00 andrà in scena la finale assoluta tra Eczacibasi e Vakifbank, un derby di Istanbul che vale il trofeo più ambito d'Europa. Entrambe le partite saranno trasmesse in diretta su Sky Sport Arena, NOW e DAZN.

Creditphoto: Cev.eu

A Sorrento il tema dell'ampliamento del PalAtigliana entra nel dibattito elettorale


(Articolo di Antonino Siniscalchi)

Tra le questioni che stanno animando il confronto politico in vista delle prossime amministrative a Sorrento, un capitolo sempre più centrale è quello legato al futuro del Palazzetto dello Sport di Atigliana. Il tema non riguarda soltanto la pallavolo, ma più in generale l’intero sistema degli impianti sportivi cittadini, da anni al centro di richieste di adeguamento e potenziamento.
In particolare, una parte significativa del mondo sportivo locale sottolinea la necessità di intervenire sulla struttura con un ampliamento della capienza, attraverso la demolizione di una parete e la realizzazione di una nuova tribuna da circa 500 posti. Una soluzione considerata strategica per consentire la crescita delle discipline indoor e per adeguare l’impianto agli standard richiesti da competizioni di livello superiore.
La questione si intreccia inevitabilmente con il dibattito politico e con le visioni dei candidati sindaco, chiamati a confrontarsi su un tema che tocca direttamente giovani, società sportive e tifosi.
Attardi: “Sport, giovani e gestione strutturata del patrimonio pubblico”
Sul tema è intervenuto il candidato sindaco Raffaele Attardi, che ha ribadito una posizione favorevole al miglioramento delle strutture sportive cittadine, inserendola però in una visione complessiva di gestione del patrimonio comunale.
“Io sono per lo sport e per i giovani — ha dichiarato Attardi — sono favorevole al miglioramento delle strutture sportive e a darle in uso alle Associazioni Sportive. Ma tutto deve avvenire in modo da garantirne il mantenimento in condizioni di buon stato d’uso”.
Secondo Attardi, il nodo centrale non è solo la realizzazione degli interventi, ma la loro sostenibilità nel tempo. Da qui la proposta di un modello gestionale innovativo: “Nel mio programma c’è come obiettivo creare una società di proprietà interamente comunale per gestire tutte le proprietà immobiliari del Comune, incluse quelle sportive, in modo da garantirne non solo l’uso ma anche la manutenzione e ridurre i rischi di degrado e di uso improprio che si sono evidenziati nel passato”.
L’ex amministratore richiama anche la necessità di una programmazione organica: “Ben venga un progetto globale che, ponendosi come obiettivo il diritto allo sport, valuti criticità e dia seguito ad azioni appropriate per evitare gli stop and go a cui abbiamo assistito in passato”.
Non manca un riferimento alla storia dell’impianto: “Proprio il Palazzetto dell’Atigliana mi fu consegnato in pessime condizioni nel periodo in cui sono stato Sindaco f.f., e furono allora portati avanti, grazie alla Giunta dell’epoca, significativi interventi di miglioramento tali da restituirlo ai giovani e allo sport”.
Infine, una riflessione sul ruolo dell’ente pubblico: “Le strutture sportive sono dei tifosi e dei giovani, ma al Comune spetta il compito di mantenerle in buono stato e garantirne la disponibilità secondo criteri di equità. L’attuale struttura comunale va superata perché non garantisce criteri di gestione corretti. Il Comune ha il dovere di tutelare il proprio patrimonio per evitarne degrado e occupazioni abusive. Una gestione così complessa richiede strutture adeguate e indirizzi chiari da parte dell’ente”.
Pinto: “Serve una soluzione concreta e subito praticabile”
Di segno diverso ma ugualmente incisiva la posizione del candidato sindaco Ferdinando Pinto, che inquadra il problema in una cornice territoriale più ampia.
“In Penisola, non solo a Sorrento, paghiamo una carenza di strutture sportive che si trascina da decenni — ha dichiarato Pinto —. Per ampliare il PalAtigliana dobbiamo lavorare subito a una soluzione compatibile tra intervento di pubblico interesse e adeguamento della struttura. Una strada c’è, è tortuosa, ma la percorreremo con tutte le forze possibili”.
Pinto insiste sulla necessità di superare la fase delle attese: “Noi sappiamo come si fa, a differenza di chi sa dire solo no. Se quello è il loro approccio, di certo non possiamo aspettarci il restyling del palazzetto o dello stadio”.
Fattorusso: “Questione impianti, serve una visione strutturale e immediata”
Sul tema interviene anche Corrado Fattorusso, che evidenzia in modo netto la gravità della situazione degli impianti sportivi cittadini, definendola una vera emergenza strutturale.
“A Sorrento c’è un’assoluta carenza generale per quanto riguarda gli impianti sportivi — osserva Fattorusso —. L’ampliamento della capienza del palazzetto dello sport è una questione che merita la massima attenzione da parte delle forze politiche”.
Il riferimento più diretto è alla situazione agonistica di alcune realtà sportive: “Vedere retrocedere in serie A3 una squadra che si è battuta e ha conquistato la serie A2 sul campo, per motivi legati al solo impianto sportivo, è inaccettabile”.
Fattorusso propone una soluzione articolata su due livelli. Nell’immediato: “Attuerei l’installazione di sedie retrattili per recuperare spazio e aumentare temporaneamente la capienza”. Nel medio-lungo periodo: “Valutare l’ampliamento o l’innalzamento della struttura, per dare finalmente a Sorrento un palazzetto adeguato”.
Un ulteriore elemento riguarda la viabilità e i servizi: “Sarebbe in corso un’interlocuzione per la cessione di parte del terreno adiacente, che permetterebbe sia la riqualificazione delle aree esterne sia la creazione di un parcheggio a servizio della struttura. L’accessibilità deve crescere insieme alla capienza”.
Fattorusso conclude richiamando la necessità di una visione complessiva: “Servono soluzioni lungimiranti, non interventi temporanei o parziali. Solo così si può dare una risposta reale al mondo dello sport”.
Un nodo centrale nel dibattito cittadino

Il futuro del PalAtigliana si conferma dunque uno dei temi più sensibili del confronto elettorale. Non si tratta soltanto di un intervento edilizio, ma di una scelta politica e amministrativa che riguarda la crescita dello sport cittadino, la dignità delle società sportive e il diritto dei giovani ad avere spazi adeguati.
In questo quadro, la pallavolo — disciplina tra le più seguite e praticate in città — diventa il simbolo di una domanda più ampia: quella di impianti moderni, capienti e funzionali, capaci di sostenere non solo l’attività agonistica, ma anche la crescita sociale e formativa delle nuove generazioni.

Photocredit: Romeo Sorrento Folgore Massa

Conegliano spreca quattro match point e il Vakıfbank vola in finale di Champions League


La rimonta turca è storica: da 0-2, il VakıfBank ribalta la semifinale e batte le Pantere 3-2. Boskovic mostruosa con 34 punti, il terzo set il momento chiave.

All'Ülker Sports and Event Hall di Istanbul, nella prima semifinale della Final Four di Champions League femminile 2025-2026, l'Imoco Conegliano subisce una rimonta clamorosa e manca l'accesso alla finale. Il VakıfBank vince 3-2 e prenota un posto nell'atto conclusivo. Una partita che sembrava già scritta si trasforma in un'epopea, con le Pantere protagoniste di uno dei crolli più dolorosi della loro storia recente in Europa. 

Santarelli deve rinunciare a Chirichella infortunata, ma la sua squadra parte benissimo, dominando i primi due set con autorità. Poi però accade qualcosa che cambia tutto: nel terzo parziale, Conegliano spreca quattro match point e da lì in poi non è più la stessa squadra. 

Il dominio iniziale e il crollo del terzo set

Il primo set è equilibrato fino al 21-21, poi le Pantere accelerano e chiudono 22-25. Il secondo set è addirittura a senso unico: l'Imoco conduce dall'inizio alla fine e si impone 18-25, mettendo una mano sulla finale.

Nel terzo set Conegliano parte forte, mantenendo un vantaggio di due punti. Poi si fa riprendere a quota 11, ma il punto di Haak riporta le venete davanti. Le Pantere scappano ancora sul +3 (18-21), sembrano in controllo totale. Sul 22-23 però il VakıfBank rientra, si arriva al 24-24 e si va ai vantaggi. È qui che avviene il momento più doloroso della partita: Conegliano spreca quattro match point consecutivi e alla fine perde il set 29-27.

Quella caduta è il punto di non ritorno. Il VakıfBank capisce di poter farcela e nel quarto set esplode completamente, andando avanti 18-11 e chiudendo 25-23 per portare la semifinale al tie-break. Nel quinto set le Pantere ripartono e vanno sullo 0-2, ma le turche recuperano e allungano fino al 13-8, chiudendo 15-11 e staccando il biglietto per la finale.

Le stelle della serata

La vera protagonista della rimonta turca è Tijana Bošković, che chiude come top scorer assoluta con 34 punti. Al suo fianco, Marina Markova si conferma una delle schiacciatrici più letali d'Europa con 31 punti. Per Conegliano, Gabi e Isabelle Haak segnano 20 punti ciascuna, ma non basta.

Le due squadre sono tra le più forti al mondo, con Isabelle Haak, la "Regina del Nord", supportata dalla regia di Joanna Wolosz e da Gabi e Zhu Ting. Dall'altra parte il VakıfBank rispondeva con la potenza di Bošković, una delle opposte più dominanti al mondo, affiancata dall'esplosività di Marina Markova. 

Una rivalità leggendaria

Quella di Istanbul era la decima sfida diretta tra le due squadre, con Conegliano avanti 5-4 negli scontri diretti, avendo vinto anche gli ultimi tre disputati. Stavolta però il conto si pareggia, e nel modo più spettacolare possibile. 

Le squadre italiane e turche hanno vinto 19 delle ultime 20 Champions League disputate — undici volte le prime, otto le seconde — con l'unica eccezione della Dinamo Kazan nel 2014. Il monopolio italo-turco continua: il VakıfBank di Giovanni Guidetti attende ora la vincente dell'altra semifinale tra Scandicci ed Eczacibasi.

Amara per Santarelli e le Pantere

Archiviata la pratica tricolore con l'ottavo scudetto consecutivo, Conegliano era arrivata a Istanbul da campionessa in carica d'Europa, con l'obiettivo di completare una stagione già straordinaria. Il doppio vantaggio nei set faceva sognare la seconda stella europea consecutiva, ma quattro match point sprecati e la reazione furiosa di Bošković hanno riscritto la storia di questa semifinale.

Una sconfitta che fa male, ma che non cancella il dominio delle Pantere su un'intera era della pallavolo italiana ed europea.


VakifBank Istanbul - A. Carraro Prosecco Doc Conegliano 3-2 (22-25, 18-25, 29-27, 25-23, 15-11) 

VakifBank Istanbul: Ozbay 1, Ogbogu 8, Cebecioglu 3, Gunes 9, Boskovic 34, Markova 31, Aykac Altintas (L), Caliskan, Acar, Cazaute 4, Dangubic 7. Non entrate: Ozden, Jegdic (L), Malual. All. Guidetti. 

A. Carraro Prosecco Doc Conegliano: Gabi 20, Zhu 17, Lubian 6, Haak 20, Wolosz 3, Fahr 13, De Gennaro (L), Scognamillo, Ewert, Adigwe 1, Daalderop 1. Non entrate: Munarini, Airhienbuwa (L), Sillah. All. Santarelli. 

ARBITRI: Koutsoulas, Aro. 

NOTE: durata set: 31', 27', 34', 33', 19'; Tot: 144'.

Creditphoto: Cev.eu

mercoledì 29 aprile 2026

Esclusione dalla A2 della Romeo Sorrento. Lo sfogo del Team Manager Vincenzo Mosca: "Le poltrone passano, gli uomini restano"



Vincenzo Mosca, Team Manager della Romeo Sorrento Folgore Massa, rompe il silenzio dopo l'esclusione dalla Serie A2. Non con la rabbia immediata di chi reagisce a caldo, ma con la lucidità di chi ha aspettato, osservato, capito. E alla fine ha detto tutto.

Ci sono persone che parlano subito. Quelle che, nel momento in cui la notizia arriva, aprono i social e riversano tutto — dolore, indignazione, parole sparate come schegge. È umano. È comprensibile. In certi momenti il silenzio fa più male del rumore.

E poi ci sono le persone che aspettano.

Vincenzo Mosca, Team Manager della Romeo Sorrento Folgore Massa, è una di queste. Ha aspettato l'ufficialità che già conosceva. Ha aspettato che gli eventi si dispiegassero uno dopo l'altro. Ha aspettato di avere un'idea chiara e precisa di quello che era successo. E solo allora ha aperto la bocca — o meglio, ha aperto la tastiera — e ha detto cose che bruciano più di qualsiasi sfogo immediato, proprio perché sono misurate, precise, costruite sopra una delusione che ha avuto il tempo di sedimentarsi e diventare pensiero.

Quando chi aspetta prima di parlare poi decide di farlo, vale la pena stare ad ascoltare.

Il silenzio come atto di rispetto — e di preparazione

C'è una frase, all'inizio del suo post, che dice più di mille parole: "Ho atteso un po' prima di affidare i miei pensieri ai social."

In un mondo dove tutto viene processato e pubblicato in tempo reale, dove il commento a caldo è diventato la norma e la riflessione sembra quasi una forma di debolezza, Mosca sceglie la strada opposta. Attende. Osserva. Raccoglie. Solo poi parla.

Questo non è indifferenza. È rispetto — per la situazione, per i compagni, per la gravità di quello che è accaduto. È anche, in un certo senso, la stessa cura professionale con cui deve aver gestito ogni dettaglio logistico della squadra in questi due anni: niente improvvisato, niente lasciato al caso, tutto ponderato.

Ma quando le parole arrivano, non lasciano scampo.

La meritocrazia: una parola che suona vuota

"Ho smesso di credere nella meritocrazia fin dal primo giorno in cui sono entrato a far parte del mondo del lavoro, figuriamoci se mi aspettavo che la meritocrazia nel mondo dello sport fosse stata presa in considerazione."

C'è una stanchezza in queste parole che va ben al di là della vicenda sportiva. È la stanchezza di chi ha visto troppe volte il merito ignorato, scavalcato, bypassato da logiche che non hanno nulla a che fare con i risultati. Una stanchezza che non si acquisisce in un giorno, ma in anni di esperienza — nel mondo del lavoro prima, nello sport poi.

Eppure, anche chi non crede più nella meritocrazia si aspetta almeno una coerenza di fondo. Si aspetta che le regole vengano applicate con equità, che i dati vengano letti per quello che dicono, che chi ha fatto bene venga almeno preso in considerazione.

E qui arriva la domanda che Mosca pone, e che nessuno sembra voler rispondere: "Perché vi riempite la bocca chiedendo alle società sportive di far crescere il prodotto Pallavolo e poi non prendete i dati in mano e fate un'analisi equilibrata?"

È una domanda semplice. Forse troppo semplice per chi è abituato a ragionare per regolamenti e non per sostanza.

Il dossier che nessuno ha voluto leggere

Qui la narrazione di Mosca assume i contorni di qualcosa che fa male in modo preciso, chirurgico. Non una lamentela generica, ma una descrizione puntuale di quello che la Romeo Sorrento aveva costruito, documentato, presentato:

Un dossier. Un documento serio, con dati certificati, che collocava la società sorrentina al di sopra di molte realtà del nord in termini di rapporto pubblico/prezzo. Che dimostrava come la media spettatori dell'intero campionato di A2 fosse al di sotto delle seicento unità — quando al PalAtigliana quel limite veniva ampiamente superato nelle serate di fuoco. Che parlava dell'accoglienza riservata agli ospiti, del tifo caldo e mai fuori posto, della struttura dirigenziale solida e professionale — quella stessa struttura che aveva spinto uno dei responsabili di campo della Romeo Sorrento a essere chiamato dalla Lega come responsabile alle Final Four di Coppa Italia della SuperLega a Bologna.

Ripetetelo: chiamato dalla Lega. Come riconoscimento di professionalità, di competenza, di affidabilità. E poi la stessa Lega nega la deroga.

Non è una contraddizione. È uno schiaffo.

"Abbiamo spinto su quel prodotto Pallavolo che in ogni riunione eravamo costretti ad ascoltare come se fosse un monito per noi società che non sapevamo gestire, che non sapevamo vendere, che non sapevamo far crescere."

Mosca lo dice senza rancore apparente, ma con una precisione che fa ancora più male: avete predicato bene e razzolato male. Avete esaltato il prodotto pallavolo in ogni consesso, in ogni riunione, in ogni comunicato, e poi quando una società ha dimostrato concretamente di saper costruire quel prodotto, non l'avete nemmeno degnata di una risposta seria.

E aggiunge qualcosa che dovrebbe far riflettere chiunque ami questo sport: "Spero solo che dalle prossime consulte si abbia almeno la decenza di non parlare mai più del prodotto Pallavolo correlato al pubblico, alla capienza, alla vendita dei biglietti." Perché altrimenti sarebbe ipocrisia pura.

La fidejussione: quando i soldi cambiano le regole

Ed ecco il punto che più di tutti rivela il funzionamento opaco di certe logiche federali.

A un certo punto, quasi come una concessione tardiva, quasi come se qualcuno avesse sentito il bisogno di aprire una finestra dopo aver chiuso tutte le porte, è arrivata la comunicazione: la deroga si può prendere in considerazione se ancorata a una fidejussione.

Traduzione libera: con i soldi, si può fare. Con una garanzia bancaria, le regole diventano più flessibili. Il palazzetto con quattrocentocinquanta posti invece di mille? Sì, forse si può trovare un modo. Basta avere la cifra giusta da depositare.

Mosca non si scandalizza — e questo è forse la cosa più amara. Non si scandalizza perché lo sa già, lo sa da tempo: "la metafora che ricorre spesso nelle vite del nostro quotidiano è sempre la stessa, con i soldi si può tutto, i soldi cambiano le regole, i soldi permettono di ragionare in altre maniere."

Ma la domanda che pone — "come è possibile tutto ciò?" — non è retorica. È una domanda vera, che chiede una risposta che probabilmente non arriverà mai.

La politica occulta: quella che fa più paura

Il finale del post di Mosca è il più duro. Anche il più lucido.

"Più sali di livello, più la politica anche nello sport si addentra e detta la sua legge, senza se e senza ma."

Non la politica delle assemblee e dei comunicati ufficiali. Quella almeno è visibile, contestabile, tracciabile. No: la politica occulta. Quella che nasce — dice Mosca — "dal finto buonismo, che si costruisce di nascosto la sera prima degli esami, con cene e telefonate mirate."

Chiunque abbia avuto a che fare con organizzazioni sportive, federazioni, leghe di un certo livello, sa benissimo di cosa parla. Sa che le decisioni importanti spesso non vengono prese nelle assemblee formali, ma nei corridoi, nei ristoranti, al telefono. Sa che il merito è solo uno dei tanti fattori in gioco, e spesso non è nemmeno il principale.

Mosca lo dice con la franchezza di chi non ha più niente da perdere — o forse di chi ha scelto, da tempo, di non piegarsi a certi meccanismi.

"Le poltrone passano, gli uomini restano."

È qui, in questa frase breve e definitiva, che c'è tutto. Chi occupa una poltrona per qualche anno, prende delle decisioni, lascia delle conseguenze, e poi passa ad altro. Gli uomini che quelle decisioni le subiscono, invece, restano. Con la loro storia, con il loro lavoro, con la loro dignità intatta.

"Sono fiero di stare con chi non si abbassa ai loro livelli."

Una lezione che va oltre il volley

La vicenda della Romeo Sorrento Folgore Massa — raccontata attraverso le parole misurate e taglienti di Vincenzo Mosca — è molto di più di una storia sportiva. È una storia italiana. È la storia di chi lavora sodo, costruisce qualcosa di bello, porta dati e risultati concreti, e si trova di fronte a un sistema che risponde con le regole quando fa comodo e le piega quando è necessario.

La salvezza era già stata conquistata sul campo, ma il PalAtigliana — con i suoi posti insufficienti rispetto ai mille richiesti — ha reso impossibile la permanenza in A2. I lavori di adeguamento del palazzetto non erano mai stati avviati a causa di vicende giudiziarie esterne alla società. La Romeo Sorrento non aveva colpe dirette nemmeno su questo fronte.

Eppure ha pagato. Come pagano sempre i più piccoli, i più lontani dai centri di potere, i più privi di spalle coperte.

Ma c'è qualcosa che nessuna assemblea può togliere a Vincenzo Mosca, a Stefano Patriarca, al presidente Fabrizio Ruggiero e a tutto ciò che la Romeo Sorrento rappresenta: la coscienza di aver fatto le cose per bene. Di non essersi abbassati. Di aver portato la pallavolo in un territorio che prima non la conosceva, di aver riempito un palazzetto quando altri palazzetti più grandi restavano semivuoti, di aver costruito una comunità.

Quella non si misura in posti a sedere. E non la cancella nessuna fidejussione.

"Le poltrone passano, gli uomini restano." — Vincenzo Mosca, Team Manager Romeo Sorrento Folgore Massa

Moki magnifica regina della pallavolo: "Ragazzi credete sempre nei vostri sogni"


Qui di seguito la riproduzione dell'intervista esclusiva concessa da Monica De Gennaro al giornalista del Mattino, Antonino Siniscalchi:

Il nono scudetto consecutivo conquistato con l’Imoco Conegliano non è soltanto un nuovo trofeo da aggiungere in bacheca: è l’ennesimo capitolo di una carriera che ha cambiato la storia della pallavolo italiana. Monica De Gennaro, classe 1987, è oggi considerata una delle migliori libere al mondo, ha appena lasciato la Nazionale italiana, ma è stata protagonista di una lunga stagione di successi tra club e rappresentativa azzurra. Dalle origini a Sant'Agnello, nella Penisola Sorrentina, fino ai vertici del volley internazionale, il suo percorso è una parabola di talento, sacrificio e continuità. Campionessa olimpica a Parigi 2024, iridata 2025 con l’Italia e simbolo di longevità sportiva, De Gennaro rappresenta un modello tecnico e umano riconosciuto a livello mondiale. Con il nono scudetto conquistato con l’Imoco Volley Conegliano, il libero senza tempo scrive un’altra pagina indelebile di una carriera costruita su sacrificio, costanza e talento.

- Nove scudetti consecutivi: che significato ha questo traguardo nella tua carriera?

«È qualcosa che, se ci penso, fa quasi impressione. Ogni scudetto ha una storia diversa, ma questo nono racconta soprattutto la continuità. Il primo fu la conferma di poter vincere ad alto livello, oggi invece è la prova che la fame non è mai diminuita. Abbiamo costruito con Conegliano un percorso straordinario e io sono orgogliosa di farne parte da sempre. Però la verità è che non ci si abitua mai: ogni vittoria è nuova».

- Quanto contano le tue radici di Sant’Agnello nella tua crescita?

«Contano tantissimo. È lì che ho iniziato a giocare, che ho scoperto la pallavolo e soprattutto il divertimento di stare in palestra con le compagne. Quel senso di leggerezza è rimasto dentro di me. Sant’Agnello mi ha dato carattere, solarità e determinazione. E poi c’è l’affetto della gente, che sento ancora fortissimo ogni volta che torno».

- C’è stato un momento in cui hai capito che sarebbe diventata la tua professione?

«Non un momento preciso, ma una svolta sì: quando a 15 anni sono andata via da casa per andare a Vicenza. Lì ho capito che non era più solo un gioco. Ho lasciato la famiglia, ho cambiato città e anche ruolo. È stato un passaggio difficile, ma la passione ha sempre avuto la meglio sulla nostalgia».

- Il ruolo del libero è molto particolare: cosa serve per restare al top così a lungo?

«Serve lavoro quotidiano, soprattutto mentale. Il corpo va curato, ma è la testa che fa la differenza. Ogni allenamento devi affrontarlo come se dovessi migliorare qualcosa. Il segreto è non accontentarsi mai. E poi serve fame, anche dopo tanti anni: la voglia di difendere ogni pallone come se fosse il primo».

- Qual è il segreto della continuità vincente di Conegliano?

«È un insieme di cose. La società è strutturata in modo perfetto, c’è programmazione e attenzione ai dettagli. Le giocatrici forti non bastano: serve un sistema che funziona. E qui ogni nuova atleta entra in un gruppo dove il primo obiettivo è la squadra, non il singolo. Anche il pubblico è fondamentale: ci trascina ogni volta».

- L’oro olimpico di Parigi 2024 che emozione è stata?

«È difficile da spiegare. È il sogno di qualsiasi atleta. Quando sei sul podio capisci che tutto quello che hai fatto nella vita ha avuto un senso. Ho guardato le mie compagne e ho pensato: “ce l’abbiamo fatta davvero”. È un’emozione che resta per sempre».

- E il Mondiale 2025 vinto con la Nazionale?

«La maglia azzurra ha un valore enorme. Rappresentare l’Italia è sempre un onore. Vincere un Mondiale con questo gruppo è stato speciale, perché è arrivato dopo un percorso importante. Sono momenti che ti restano dentro per tutta la vita».

- Nel tuo percorso ci sono anche sacrifici importanti. Quali sono stati i più grandi?

«Le rinunce alla vita quotidiana con la famiglia. Essere lontana da casa per tanti anni non è semplice. Però ho avuto sempre il loro sostegno, e questo ha reso tutto più leggero. Anche le sconfitte sono state difficili, ma fondamentali per crescere e migliorare».

- Che messaggio vuoi dare ai giovani della tua terra?

«Di credere sempre nei propri sogni. Il talento da solo non basta: servono sacrificio, costanza e umiltà. Ma soprattutto bisogna divertirsi. Se perdi il divertimento, perdi tutto. È quello che ti fa andare avanti nei momenti difficili».

- Oggi quanto è forte il legame con Sant’Agnello?

«È fortissimo. Ogni volta che posso torno a casa. Mi mancano il mare, la famiglia, i miei nipoti. Quando torno lì mi ricarico completamente. È il mio posto, quello dove tutto è iniziato e dove ritrovo sempre me stessa.  Purtroppo, so che a Sorrento quest'anno c’è la rinuncia alla A2 maschile per carenze del palazzetto, spero tanto che si possa risolvere presto carenza perché al sud servono società importanti che facciano da riferimento a tanti ragazzi e ragazze che praticano la pallavolo ».


Photocredits: foto Rubin / LVF

martedì 28 aprile 2026

Patriarca: "Ci hanno tolto la A2 ma non potranno mai toglierci le emozioni vissute"



La Romeo Sorrento Folgore Massa viene esclusa dal prossimo campionato di Serie A2 Credem Banca per un vizio burocratico: il PalAtigliana non raggiunge i mille posti a sedere richiesti. Il capitano Stefano Patriarca risponde dal cuore.

Ci sono sconfitte che bruciano sul campo, nel caldo di un tie-break, nell'ultimo tocco che cade dalla parte sbagliata. E poi ci sono le altre — quelle che arrivano in silenzio, su un foglio di carta, firmate da un regolamento. Quelle fanno male in modo diverso, più profondo, perché non ti lasciano nemmeno la possibilità di lottare.

È quello che è successo alla Romeo Sorrento Folgore Massa.

Una società nata nel 1956 nei vicoli di Massa Lubrense, cresciuta partita dopo partita, categoria dopo categoria, fino a conquistarsi un posto tra le grandi della pallavolo italiana di Serie A2. Due anni da protagonista, trenta-due punti nell'ultima stagione regolare, vittorie clamorose contro squadre più blasonate, sold out al PalAtigliana, una città intera trascinata in un sogno che sembrava non dover finire mai.

E invece finisce. Non per demerito sportivo. Non per una sconfitta. Ma perché il palazzetto di casa — quel PalAtigliana che nei momenti più belli sembrava tremare di passione — non raggiunge i mille posti a sedere richiesti dalla Lega Pallavolo per militare in Serie A2. Il club del presidente Fabrizio Ruggiero è stato costretto a rinunciare alla categoria, retrocedendo in A3, nonostante la salvezza fosse già stata conquistata sul campo. La Lega ha negato per il secondo anno consecutivo la deroga per giocare in casa, con un giudizio netto e inappellabile.

Una ferita. Una di quelle che non si rimargina in fretta.

Le parole che vengono dal campo

In questi momenti, le istituzioni tacciono o parlano attraverso comunicati. I dirigenti si sfogano, giustamente, con rabbia e amarezza. Ma sono le parole degli atleti quelle che arrivano dritte allo stomaco, perché vengono da chi quella maglia la suda davvero.

Stefano Patriarca, capitano della Romeo Sorrento, ha scelto di rivolgersi ai tifosi attraverso i social con un messaggio che vale più di qualsiasi dichiarazione ufficiale:

"Ci hanno tolto l'A2, è vero, ma non potranno mai toglierci le emozioni vissute in questi 2 anni, l'orgoglio di aver portato la Folgore Massa a combattere da nord a sud raggiungendo traguardi prestigiosi, gli abbracci e le lacrime che hanno condito le nostre imprese! Trasformeremo la delusione in motivazione, la rabbia in 'cazzimma'.... la nostra squadra sarà l'incarnazione della vostra passione! La pallavolo ha un grande bisogno di gente appassionata come voi! Sono orgoglioso di rappresentarvi sul campo e di portare i vostri valori in tutta Italia! Forza Folgore Sempre ❤️"

Leggete bene queste parole. Non c'è vittimismo. Non c'è rassegnazione. C'è qualcosa di molto più potente: la consapevolezza che nessun regolamento, per quanto rigido, può cancellare ciò che è già stato vissuto.

Una storia che nessun ufficio può riscrivere

La Folgore Massa è partita dalla Serie D Regionale nel 2007 e ha scalato cinque categorie in quattordici anni, costruendo un'identità sportiva in un territorio — la penisola sorrentina — dove la pallavolo non aveva mai avuto una voce così alta. Nella stagione 2024/2025 la Romeo Sorrento ha vinto la Coppa Italia e la Supercoppa di Serie A3, prima ancora di compiere il salto in A2. Poi, una volta arrivata nel campionato cadetto, non si è limitata a sopravvivere: ha vinto a Fano, ha vinto a Siena, ha battuto Aversa e Prata di Pordenone davanti a un Palatigliana in sold out che vibrava come pochi altri palazzetti in Italia.

Patriarca lo sa. Lo sa ogni volta che ha alzato le braccia dopo un punto decisivo, ogni volta che ha guardato gli spalti e ha visto quella gente — quella gente specifica, di mare e di terra, di passione mediterranea — gridare il nome della propria squadra.

"Sono orgoglioso di rappresentarvi sul campo e di portare i vostri valori in tutta Italia."

Non è retorica. È la verità di un capitano che ha vissuto tutto questo in prima persona.

Il paradosso di un sistema che punisce il coraggio

C'è qualcosa di profondamente stonato in questa vicenda. Una società che si comporta da grande — sul campo, nella gestione, nel settore giovanile — viene punita per un limite strutturale che non dipende da lei, ma dall'inadeguatezza delle infrastrutture sportive di un territorio. Il PalAtigliana è quello che è: una casa calda, appassionata, capace di trascinare una squadra oltre i propri limiti, ma che per quattrocento sedili in meno di quelli richiesti diventa un ostacolo insuperabile.

Il presidente Ruggiero ha ricordato con orgoglio tutto ciò che la società ha fatto di positivo negli ultimi anni, sia a livello sportivo che per quanto riguarda gli investimenti e i miglioramenti apportati al palazzetto. Eppure non è bastato.

La pallavolo italiana — e lo sport italiano in senso più ampio — si trova spesso di fronte a questo paradosso: i regolamenti crescono più in fretta delle strutture, e a pagarne il prezzo sono sempre le realtà piccole, quelle che non hanno alle spalle grandi città o grandi finanziatori, ma solo tanta passione e tanta voglia di farcela.

La "cazzimma" come risposta

Eppure, leggendo il messaggio di Patriarca, si capisce che questa storia non è finita. Anzi, è come se stesse per cominciare davvero.

"Trasformeremo la delusione in motivazione, la rabbia in 'cazzimma'."

La cazzimma è una parola napoletana intraducibile. Non è soltanto grinta, non è soltanto determinazione. È qualcosa di viscerale, di primordiale: è la capacità di trasformare il dolore in carburante, di prendere tutto quello che il mondo ti lancia addosso e rispondergli con qualcosa di ancora più forte. È la filosofia di chi non si arrende mai davvero, di chi trova nella sconfitta il seme della rivincita.

E forse questa è la risposta più bella che la Romeo Sorrento poteva dare. Non un ricorso, non un comunicato stizzito, non una resa silenziosa. Ma un capitano che parla ai suoi tifosi come a una famiglia, e gli dice: saremo l'incarnazione della vostra passione.

Forza Folgore, sempre

L'A2 è lontana, almeno per ora. Ma Sorrento resta. La Penisola resta. Il PalAtigliana resta. E restano quelle persone in tribuna che hanno imparato ad amare la pallavolo grazie a questa squadra, che hanno pianto e abbracciato sconosciuti dopo una rimonta impossibile, che si sono sentite parte di qualcosa di grande anche abitando in un posto piccolo.

Nessun regolamento può togliere tutto questo.

Un giorno — presto, si spera — ci sarà un palazzetto più grande. Ci sarà la A2, forse anche di più. Ma già oggi, con queste parole scritte di getto da un capitano che non si rassegna, la Romeo Sorrento Folgore Massa dimostra di avere qualcosa che non si costruisce con i mattoni né si misura in posti a sedere.

Si chiama anima.

"La pallavolo ha un grande bisogno di gente appassionata come voi." — Stefano Patriarca


Photocredit: Romeo Sorrento Folgore Massa

Ufficializzata la long list di lavoro degli azzurri in vista della VNL


Durante la conferenza stampa di presentazione della stagione azzurra attualmente in corso, il CT Ferdinando De Giorgi ha illustrato i programmi di lavoro stagionali e, al contempo, ha reso nota la lista degli atleti che lavoreranno in vista della Volleyball Nations League 2026. L’ufficialità dei 30 azzurri per la VNL arriverà il 20 maggio. 

PALLEGGIATORI
Simone Giannelli, Riccardo Sbertoli, Paolo Porro, Mattia Boninfante, Alessandro Fanizza, Bryan Argilagos.
LIBERI
Fabio Balaso, Domenico Pace, Gabriele Laurenzano, Matteo Staforini, Damiano Catania, Luca Loreti.
OPPOSTI
Yuri Romanò, Kamil Rychlicki, Alessandro Bovolenta, Tommaso Guzzo, Diego Frascio.
SCHIACCIATORI
Alessandro Michieletto, Luca Porro, Mattia Bottolo, Francesco Sani, Daniele Lavia, Mattia Orioli, Tommaso Rinaldi, Giulio Magalini, Davide Gardini, Tommaso Ichino.
CENTRALI
Roberto Russo, Giovanni Gargiulo, Giovanni Sanguinetti, Pardo Mati, Francesco Comparoni, Gianluca Galassi, Lorenzo Cortesia, Leandro Mosca, Andrea Truocchio, Marco Pellacani.

Ufficializzate le liste delle atlete per la stagione 2026



Durante la conferenza stampa di presentazione della stagione azzurra attualmente in corso, il CT Julio Velasco ha illustrato i programmi di lavoro stagionali e, al contempo, ha reso nota la lista della atlete che prenderanno parte agli impegni azzurri dell’estate 2026.

SQUADRA A

PALLEGGIATRICI
Carlotta Cambi, Alessia Orro, Chidera Blessing Eze.
LIBERI
Ilaria Spirito, Eleonora Fersino, Ilenia Moro.
OPPOSTE
Merit C. Adigwe, Paola Egonu, Josephine Obossa.
SCHIACCIATRICI
Alice Tanase, Stella Nervini, Myriam Sylla, Loveth Omoruyi, Gaia Giovannini, Ekaterina Antropova.
CENTRALI
Denise Meli, Dalila Marchesini, Linda Nwakalor, Sarah Fahr, Anna Danesi, Linda Manfredini.

SQUADRA B

PALLEGGIATRICI
Asia Bonelli, Francesca Scola.
LIBERI
Federica Pelloni, Sara Panetoni.
OPPOSTE
Giorgia Frosini, Binto Diop.
SCHIACCIATRICI
Alessia Bolzonetti, Alice Nardo, Valeria Battista, Beatrice Gardini, Anna Piovesan.
CENTRALI
Katja Eckl, Sara Caruso, Veronica Costantini, Islam Gannar.

*La lista ufficiale delle 30 atlete per la VNL sarà resa nota il 13 maggio. 

Presentata a Milano la stagione delle Nazionali azzurre



Si è tenuta questa mattina, nella bella cornice del Belvedere “Silvio Berlusconi” di Palazzo Lombardia a Milano, la conferenza stampa di presentazione della stagione 2026 delle Nazionali azzurre seniores e giovanili di pallavolo.

All’incontro, tenutosi in una sala gremita, erano presenti i rappresentanti delle istituzioni politiche e sportive nazionali e locali, i vertici federali accompagnati da numerosi rappresentanti territoriali, i partner ufficiali e naturalmente, le principali testate giornalistiche italiane.

Relatori di giornata sono stati il presidente FIPAV Giuseppe Manfredi, il sottosegretario Sport e Giovani di Regione Lombardia Federica Picchi, i due Commissari Tecnici delle Nazionali seniores Julio Velasco e Ferdinando De Giorgi, il Direttore Tecnico del settore giovanile femminile Marco Mencarelli e il Direttore Tecnico delle Nazionali giovanili maschili Vincenzo Fanizza. A moderare la presentazione, la giornalista di Sky Sport Federica Lodi e il giornalista di Rai Sport Edi Dembinski.

Il primo intervento è stato del sottosegretario Sport e Giovani di Regione Lombardia, Federica Picchi, presente al tavolo dei relatori: “La Lombardia è uno dei motori della pallavolo italiana: un movimento numeroso, organizzato, diffuso e socialmente rilevante. Secondo il Terzo Quaderno dell’Osservatorio FIPAV (analisi 2010–2024), la nostra regione si conferma ai vertici nazionali per numero di atleti e società affiliate, contribuendo in modo determinante alla crescita del movimento pallavolistico italiano. Sul nostro territorio contiamo su oltre 65.000 atleti, più di 600 squadre e una media di 40.000 gare disputate ogni anno. Risultati resi possibili dall’impegno quotidiano della Federazione Italiana Pallavolo, delle società sportive e dalla passione di tanti ragazzi e ragazze. Il volley è tra le discipline più praticate in Lombardia e abbiamo ben 4 squadre in Serie A su 14, nessun’altra Regione ne ha così tante. Un patrimonio collettivo per le nostre comunità, che rafforza l’identità sportiva della Lombardia”

La parola è poi passata al presidente federale Giuseppe Manfredi“Vorrei ringraziare innanzitutto la Regione Lombardia, che da qualche anno ci ospita a Milano, i nostri sponsor e la stampa, oggi presente numerosa, che in silenzio svolge un lavoro prezioso e racconta quotidianamente il nostro mondo. Vincere medaglie in tutto il mondo ha sempre una ricaduta importante sul territorio. L’investimento che fa la Federazione sulle squadre nazionali è sempre finalizzato all’incremento del valore dell’intero movimento in termini di praticanti e di tesserati. La FIPAV oggi è all’avanguardia in tanti settori; penso ad esempio al valore dei settori giovanili che sono uno dei nostri fiori all’occhiello. Parlando della competizione più importante di questa stagione, i Campionati Europei, posso dire che ci teniamo a fare bene anche perché una vittoria nella competizione garantirà un posto ai prossimi Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Ricordo lo sforzo che è stato fatto per l’intera organizzazione della rassegna del 2023, ma ricordo soprattutto la soddisfazione conclusiva per aver regalato un grande spettacolo in nove città italiane. In questa edizione 2026 cominceremo da Napoli, dove giocheremo in un luogo davvero suggestivo come Piazza del Plebiscito; sarà uno spot per tutto il nostro sport. Dopo andremo a Modena, culla del volley, poi a Torino e Milano con le fasi finali. Stiamo registrando un fortissimo interesse attorno ai nostri eventi e la biglietteria ci sta regalando soddisfazioni; anche grazie al nostro partner TicketOne. Quest’anno la FIPAV festeggia i suoi primi 80 anni. Abbiamo deciso di celebrare questa importante ricorrenza andando in provincia e in periferia. Verranno organizzati tantissimi eventi a livello locale per dare un sentito riconoscimento a chi, nell’ombra, si prodiga ogni giorno per il bene della pallavolo”.

Ha preso successivamente la parola il Direttore Tecnico delle squadre Nazionali giovanili femminili Marco Mencarelli“Credo che nel nostro lavoro sia la costanza che questa Federazione ha avuto nel tempo che abbia portato ai numeri registrati nelle ultime annate sportive. Ad esempio, nel 2025/2026 abbiamo visionato 122 ragazze con indici veramente importanti e di grande prospettiva e, per la prima volta da quando sono Direttore Tecnico, sono ragazze provenienti da tutti e 21 i Comitati FIPAV. Questo significa che tutto il movimento sta crescendo, anche nelle regioni più piccole. Parlando di obiettivi: non sono mai sceso in campo per andare al di sotto del massimo valore che attribuisco alle mie squadre. Quest’anno dobbiamo onorare la storia azzurra come facciamo sempre, il podio è il nostro punto di riferimento. Dobbiamo giocare match importanti e insegnare alle giovani ragazze a stare in quelle partite che contano, per consentire loro, all’arrivo in Seniores, di essere pronte e preparate.”

Queste, invece, le parole del Direttore Tecnico delle squadre Nazionali giovanili maschili, Vincenzo Fanizza: “Quest’anno abbiamo visionato quasi mille atleti, lavoriamo quotidianamente su tutto il territorio. Per noi tecnici è importante andare sul territorio perché riusciamo a visionare tanto e formare poi le squadre che rappresenteranno l’Italia nelle più importanti competizioni continentali e mondiali. Da queste selezioni vengono fuori i giocatori che poi comporranno le future nazionali maggiori, quindi abbiamo una grandissima responsabilità”.

Queste le dichiarazioni del Commissario Tecnico della Nazionale femminile, Julio Velasco“Noi dobbiamo pensare che, negli ultimi anni, abbiamo anche perso e non solo vinto perché penso che il miglior modo di perdere sia continuare a festeggiare. Mentre noi festeggiamo, tutte le altre nazionali accumulano rabbia, fame e si allenano ogni giorno per batterci. Dobbiamo provare sempre nuove situazioni e adattarci a quello che ci aspetta. Vorrei ringraziare i club di Serie A, perché senza il loro lavoro non ci sarebbero le giocatrici per la Nazionale. Le nostre atlete devono dimostrare, in A1 e anche in A2, che riescono a stare in contesti importanti. Al giorno d’oggi si gioca tanto e quindi andremo ad affrontare i primi impegni concedendo ad alcuni elementi del gruppo un po' di riposo, perché l’estate è molto lunga. Noi lanceremo giocatrici nuove che dovranno superare le prime emozioni delle grandi manifestazioni e devo dire che sono molto fiducioso. Abbiamo una lista della nazionale A e una lista della nazionale B, mentre il 13 maggio consegneremo la lista ufficiale per la VNL.” 
Durante la presentazione il CT ha speso anche parole di elogio per la campionessa Monica De Gennaro che, come noto, ha lasciato la maglia azzurra al termine della vittoria del Mondiale 2025. “E’ una giocatrice e una ragazza straordinaria che ha concluso il suo percorso in Nazionale e io avrei sicuramente piacere che lei possa, prima o poi, entrare nel nostro staff.”

Ultimo relatore è stato il Commissario Tecnico della Nazionale seniores maschile Ferdinando De Giorgi“Dietro ai grandi successi c’è sempre un grande lavoro. La mentalità delle squadre che vogliono continuare a vincere fa la differenza. Sono d’accordo con quello che ha detto Julio sul fatto che dobbiamo pensare e ricominciare come se avessimo perso. In nazionale convochiamo atleti con una grande cultura del lavoro, ragazzi che non si risparmiano. Non sono tante le squadre che vincono nuovamente perché ripetersi è molto complesso per tantissime ragioni. La nostra sfida sarà proprio questa: motivare tutti gli atleti a fare ancora meglio. Quest’anno penso ad esempio a Bovolenta, un ragazzo giovanissimo che nel suo club si è preso delle responsabilità importanti. Questo è quello che cerco, voglio dare fiducia e opportunità a giocatori di questo tipo. Quest’anno giocheremo, come nel 2023, l’Europeo in casa. Del 2023 ho un ricordo eccezionale: in ogni palazzetto si respirava un calore enorme. Mi aspetto anche quest’estate un forte entusiasmo attorno a questa squadra. Sarà un torneo difficile e non dovremo avere l’angoscia di vincere altrimenti saremo sopraffatti. Dovremo avere, invece, la giusta tensione ed essere consapevoli della nostra forza. Cominceremo con la VNL, sarà un’occasione per far giocare tanti atleti che hanno di solito meno spazio e giovanissimi che esordiranno per la prima volta con la seniores.”

Dopo il momento dedicato alle nazionali azzurre, è stato il numero uno federale Manfredi a parlare della copertura televisiva garantita alle nazionali azzurre in questa stagione 2026; il presidente ha sottolineato che per la prima volta in assoluto tutte le gare amichevoli in Italia avranno una doppia copertura che sarà garantita dalle reti Rai e Sky e, per questo, ha coinvolto nell’intervento il direttore di Rai Sport Marco Lollobrigida e quello di Sky Sport Federico Ferri. 

Prima della chiusura dei lavori c’è stato l’intervento del giornalista Roberto Condio, invitato dai moderatori a presentare il suo nuovo libro, “I capolavori della pallavolo”. Il volume è stato scritto per conto della Federazione Italiana Pallavolo con il contributo del Ministro per lo Sport e i Giovani ed edito da Calzetti e Mariucci. Nel volume sono raccolte tutte le 224 medaglie del volley italiano, suddivise in sei capitoli.