mercoledì 29 aprile 2026

Moki magnifica regina della pallavolo: "Ragazzi credete sempre nei vostri sogni"


Qui di seguito la riproduzione dell'intervista esclusiva concessa da Monica De Gennaro al giornalista del Mattino, Antonino Siniscalchi:

Il nono scudetto consecutivo conquistato con l’Imoco Conegliano non è soltanto un nuovo trofeo da aggiungere in bacheca: è l’ennesimo capitolo di una carriera che ha cambiato la storia della pallavolo italiana. Monica De Gennaro, classe 1987, è oggi considerata una delle migliori libere al mondo, ha appena lasciato la Nazionale italiana, ma è stata protagonista di una lunga stagione di successi tra club e rappresentativa azzurra. Dalle origini a Sant'Agnello, nella Penisola Sorrentina, fino ai vertici del volley internazionale, il suo percorso è una parabola di talento, sacrificio e continuità. Campionessa olimpica a Parigi 2024, iridata 2025 con l’Italia e simbolo di longevità sportiva, De Gennaro rappresenta un modello tecnico e umano riconosciuto a livello mondiale. Con il nono scudetto conquistato con l’Imoco Volley Conegliano, il libero senza tempo scrive un’altra pagina indelebile di una carriera costruita su sacrificio, costanza e talento.

- Nove scudetti consecutivi: che significato ha questo traguardo nella tua carriera?

«È qualcosa che, se ci penso, fa quasi impressione. Ogni scudetto ha una storia diversa, ma questo nono racconta soprattutto la continuità. Il primo fu la conferma di poter vincere ad alto livello, oggi invece è la prova che la fame non è mai diminuita. Abbiamo costruito con Conegliano un percorso straordinario e io sono orgogliosa di farne parte da sempre. Però la verità è che non ci si abitua mai: ogni vittoria è nuova».

- Quanto contano le tue radici di Sant’Agnello nella tua crescita?

«Contano tantissimo. È lì che ho iniziato a giocare, che ho scoperto la pallavolo e soprattutto il divertimento di stare in palestra con le compagne. Quel senso di leggerezza è rimasto dentro di me. Sant’Agnello mi ha dato carattere, solarità e determinazione. E poi c’è l’affetto della gente, che sento ancora fortissimo ogni volta che torno».

- C’è stato un momento in cui hai capito che sarebbe diventata la tua professione?

«Non un momento preciso, ma una svolta sì: quando a 15 anni sono andata via da casa per andare a Vicenza. Lì ho capito che non era più solo un gioco. Ho lasciato la famiglia, ho cambiato città e anche ruolo. È stato un passaggio difficile, ma la passione ha sempre avuto la meglio sulla nostalgia».

- Il ruolo del libero è molto particolare: cosa serve per restare al top così a lungo?

«Serve lavoro quotidiano, soprattutto mentale. Il corpo va curato, ma è la testa che fa la differenza. Ogni allenamento devi affrontarlo come se dovessi migliorare qualcosa. Il segreto è non accontentarsi mai. E poi serve fame, anche dopo tanti anni: la voglia di difendere ogni pallone come se fosse il primo».

- Qual è il segreto della continuità vincente di Conegliano?

«È un insieme di cose. La società è strutturata in modo perfetto, c’è programmazione e attenzione ai dettagli. Le giocatrici forti non bastano: serve un sistema che funziona. E qui ogni nuova atleta entra in un gruppo dove il primo obiettivo è la squadra, non il singolo. Anche il pubblico è fondamentale: ci trascina ogni volta».

- L’oro olimpico di Parigi 2024 che emozione è stata?

«È difficile da spiegare. È il sogno di qualsiasi atleta. Quando sei sul podio capisci che tutto quello che hai fatto nella vita ha avuto un senso. Ho guardato le mie compagne e ho pensato: “ce l’abbiamo fatta davvero”. È un’emozione che resta per sempre».

- E il Mondiale 2025 vinto con la Nazionale?

«La maglia azzurra ha un valore enorme. Rappresentare l’Italia è sempre un onore. Vincere un Mondiale con questo gruppo è stato speciale, perché è arrivato dopo un percorso importante. Sono momenti che ti restano dentro per tutta la vita».

- Nel tuo percorso ci sono anche sacrifici importanti. Quali sono stati i più grandi?

«Le rinunce alla vita quotidiana con la famiglia. Essere lontana da casa per tanti anni non è semplice. Però ho avuto sempre il loro sostegno, e questo ha reso tutto più leggero. Anche le sconfitte sono state difficili, ma fondamentali per crescere e migliorare».

- Che messaggio vuoi dare ai giovani della tua terra?

«Di credere sempre nei propri sogni. Il talento da solo non basta: servono sacrificio, costanza e umiltà. Ma soprattutto bisogna divertirsi. Se perdi il divertimento, perdi tutto. È quello che ti fa andare avanti nei momenti difficili».

- Oggi quanto è forte il legame con Sant’Agnello?

«È fortissimo. Ogni volta che posso torno a casa. Mi mancano il mare, la famiglia, i miei nipoti. Quando torno lì mi ricarico completamente. È il mio posto, quello dove tutto è iniziato e dove ritrovo sempre me stessa.  Purtroppo, so che a Sorrento quest'anno c’è la rinuncia alla A2 maschile per carenze del palazzetto, spero tanto che si possa risolvere presto carenza perché al sud servono società importanti che facciano da riferimento a tanti ragazzi e ragazze che praticano la pallavolo ».


Photocredits: foto Rubin / LVF

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