mercoledì 29 aprile 2026

Esclusione dalla A2 della Romeo Sorrento. Lo sfogo del Team Manager Vincenzo Mosca: "Le poltrone passano, gli uomini restano"



Vincenzo Mosca, Team Manager della Romeo Sorrento Folgore Massa, rompe il silenzio dopo l'esclusione dalla Serie A2. Non con la rabbia immediata di chi reagisce a caldo, ma con la lucidità di chi ha aspettato, osservato, capito. E alla fine ha detto tutto.

Ci sono persone che parlano subito. Quelle che, nel momento in cui la notizia arriva, aprono i social e riversano tutto — dolore, indignazione, parole sparate come schegge. È umano. È comprensibile. In certi momenti il silenzio fa più male del rumore.

E poi ci sono le persone che aspettano.

Vincenzo Mosca, Team Manager della Romeo Sorrento Folgore Massa, è una di queste. Ha aspettato l'ufficialità che già conosceva. Ha aspettato che gli eventi si dispiegassero uno dopo l'altro. Ha aspettato di avere un'idea chiara e precisa di quello che era successo. E solo allora ha aperto la bocca — o meglio, ha aperto la tastiera — e ha detto cose che bruciano più di qualsiasi sfogo immediato, proprio perché sono misurate, precise, costruite sopra una delusione che ha avuto il tempo di sedimentarsi e diventare pensiero.

Quando chi aspetta prima di parlare poi decide di farlo, vale la pena stare ad ascoltare.

Il silenzio come atto di rispetto — e di preparazione

C'è una frase, all'inizio del suo post, che dice più di mille parole: "Ho atteso un po' prima di affidare i miei pensieri ai social."

In un mondo dove tutto viene processato e pubblicato in tempo reale, dove il commento a caldo è diventato la norma e la riflessione sembra quasi una forma di debolezza, Mosca sceglie la strada opposta. Attende. Osserva. Raccoglie. Solo poi parla.

Questo non è indifferenza. È rispetto — per la situazione, per i compagni, per la gravità di quello che è accaduto. È anche, in un certo senso, la stessa cura professionale con cui deve aver gestito ogni dettaglio logistico della squadra in questi due anni: niente improvvisato, niente lasciato al caso, tutto ponderato.

Ma quando le parole arrivano, non lasciano scampo.

La meritocrazia: una parola che suona vuota

"Ho smesso di credere nella meritocrazia fin dal primo giorno in cui sono entrato a far parte del mondo del lavoro, figuriamoci se mi aspettavo che la meritocrazia nel mondo dello sport fosse stata presa in considerazione."

C'è una stanchezza in queste parole che va ben al di là della vicenda sportiva. È la stanchezza di chi ha visto troppe volte il merito ignorato, scavalcato, bypassato da logiche che non hanno nulla a che fare con i risultati. Una stanchezza che non si acquisisce in un giorno, ma in anni di esperienza — nel mondo del lavoro prima, nello sport poi.

Eppure, anche chi non crede più nella meritocrazia si aspetta almeno una coerenza di fondo. Si aspetta che le regole vengano applicate con equità, che i dati vengano letti per quello che dicono, che chi ha fatto bene venga almeno preso in considerazione.

E qui arriva la domanda che Mosca pone, e che nessuno sembra voler rispondere: "Perché vi riempite la bocca chiedendo alle società sportive di far crescere il prodotto Pallavolo e poi non prendete i dati in mano e fate un'analisi equilibrata?"

È una domanda semplice. Forse troppo semplice per chi è abituato a ragionare per regolamenti e non per sostanza.

Il dossier che nessuno ha voluto leggere

Qui la narrazione di Mosca assume i contorni di qualcosa che fa male in modo preciso, chirurgico. Non una lamentela generica, ma una descrizione puntuale di quello che la Romeo Sorrento aveva costruito, documentato, presentato:

Un dossier. Un documento serio, con dati certificati, che collocava la società sorrentina al di sopra di molte realtà del nord in termini di rapporto pubblico/prezzo. Che dimostrava come la media spettatori dell'intero campionato di A2 fosse al di sotto delle seicento unità — quando al PalAtigliana quel limite veniva ampiamente superato nelle serate di fuoco. Che parlava dell'accoglienza riservata agli ospiti, del tifo caldo e mai fuori posto, della struttura dirigenziale solida e professionale — quella stessa struttura che aveva spinto uno dei responsabili di campo della Romeo Sorrento a essere chiamato dalla Lega come responsabile alle Final Four di Coppa Italia della SuperLega a Bologna.

Ripetetelo: chiamato dalla Lega. Come riconoscimento di professionalità, di competenza, di affidabilità. E poi la stessa Lega nega la deroga.

Non è una contraddizione. È uno schiaffo.

"Abbiamo spinto su quel prodotto Pallavolo che in ogni riunione eravamo costretti ad ascoltare come se fosse un monito per noi società che non sapevamo gestire, che non sapevamo vendere, che non sapevamo far crescere."

Mosca lo dice senza rancore apparente, ma con una precisione che fa ancora più male: avete predicato bene e razzolato male. Avete esaltato il prodotto pallavolo in ogni consesso, in ogni riunione, in ogni comunicato, e poi quando una società ha dimostrato concretamente di saper costruire quel prodotto, non l'avete nemmeno degnata di una risposta seria.

E aggiunge qualcosa che dovrebbe far riflettere chiunque ami questo sport: "Spero solo che dalle prossime consulte si abbia almeno la decenza di non parlare mai più del prodotto Pallavolo correlato al pubblico, alla capienza, alla vendita dei biglietti." Perché altrimenti sarebbe ipocrisia pura.

La fidejussione: quando i soldi cambiano le regole

Ed ecco il punto che più di tutti rivela il funzionamento opaco di certe logiche federali.

A un certo punto, quasi come una concessione tardiva, quasi come se qualcuno avesse sentito il bisogno di aprire una finestra dopo aver chiuso tutte le porte, è arrivata la comunicazione: la deroga si può prendere in considerazione se ancorata a una fidejussione.

Traduzione libera: con i soldi, si può fare. Con una garanzia bancaria, le regole diventano più flessibili. Il palazzetto con quattrocentocinquanta posti invece di mille? Sì, forse si può trovare un modo. Basta avere la cifra giusta da depositare.

Mosca non si scandalizza — e questo è forse la cosa più amara. Non si scandalizza perché lo sa già, lo sa da tempo: "la metafora che ricorre spesso nelle vite del nostro quotidiano è sempre la stessa, con i soldi si può tutto, i soldi cambiano le regole, i soldi permettono di ragionare in altre maniere."

Ma la domanda che pone — "come è possibile tutto ciò?" — non è retorica. È una domanda vera, che chiede una risposta che probabilmente non arriverà mai.

La politica occulta: quella che fa più paura

Il finale del post di Mosca è il più duro. Anche il più lucido.

"Più sali di livello, più la politica anche nello sport si addentra e detta la sua legge, senza se e senza ma."

Non la politica delle assemblee e dei comunicati ufficiali. Quella almeno è visibile, contestabile, tracciabile. No: la politica occulta. Quella che nasce — dice Mosca — "dal finto buonismo, che si costruisce di nascosto la sera prima degli esami, con cene e telefonate mirate."

Chiunque abbia avuto a che fare con organizzazioni sportive, federazioni, leghe di un certo livello, sa benissimo di cosa parla. Sa che le decisioni importanti spesso non vengono prese nelle assemblee formali, ma nei corridoi, nei ristoranti, al telefono. Sa che il merito è solo uno dei tanti fattori in gioco, e spesso non è nemmeno il principale.

Mosca lo dice con la franchezza di chi non ha più niente da perdere — o forse di chi ha scelto, da tempo, di non piegarsi a certi meccanismi.

"Le poltrone passano, gli uomini restano."

È qui, in questa frase breve e definitiva, che c'è tutto. Chi occupa una poltrona per qualche anno, prende delle decisioni, lascia delle conseguenze, e poi passa ad altro. Gli uomini che quelle decisioni le subiscono, invece, restano. Con la loro storia, con il loro lavoro, con la loro dignità intatta.

"Sono fiero di stare con chi non si abbassa ai loro livelli."

Una lezione che va oltre il volley

La vicenda della Romeo Sorrento Folgore Massa — raccontata attraverso le parole misurate e taglienti di Vincenzo Mosca — è molto di più di una storia sportiva. È una storia italiana. È la storia di chi lavora sodo, costruisce qualcosa di bello, porta dati e risultati concreti, e si trova di fronte a un sistema che risponde con le regole quando fa comodo e le piega quando è necessario.

La salvezza era già stata conquistata sul campo, ma il PalAtigliana — con i suoi posti insufficienti rispetto ai mille richiesti — ha reso impossibile la permanenza in A2. I lavori di adeguamento del palazzetto non erano mai stati avviati a causa di vicende giudiziarie esterne alla società. La Romeo Sorrento non aveva colpe dirette nemmeno su questo fronte.

Eppure ha pagato. Come pagano sempre i più piccoli, i più lontani dai centri di potere, i più privi di spalle coperte.

Ma c'è qualcosa che nessuna assemblea può togliere a Vincenzo Mosca, a Stefano Patriarca, al presidente Fabrizio Ruggiero e a tutto ciò che la Romeo Sorrento rappresenta: la coscienza di aver fatto le cose per bene. Di non essersi abbassati. Di aver portato la pallavolo in un territorio che prima non la conosceva, di aver riempito un palazzetto quando altri palazzetti più grandi restavano semivuoti, di aver costruito una comunità.

Quella non si misura in posti a sedere. E non la cancella nessuna fidejussione.

"Le poltrone passano, gli uomini restano." — Vincenzo Mosca, Team Manager Romeo Sorrento Folgore Massa

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