La Romeo Sorrento Folgore Massa viene esclusa dal prossimo campionato di Serie A2 Credem Banca per un vizio burocratico: il PalAtigliana non raggiunge i mille posti a sedere richiesti. Il capitano Stefano Patriarca risponde dal cuore.
Ci sono sconfitte che bruciano sul campo, nel caldo di un tie-break, nell'ultimo tocco che cade dalla parte sbagliata. E poi ci sono le altre — quelle che arrivano in silenzio, su un foglio di carta, firmate da un regolamento. Quelle fanno male in modo diverso, più profondo, perché non ti lasciano nemmeno la possibilità di lottare.
È quello che è successo alla Romeo Sorrento Folgore Massa.
Una società nata nel 1956 nei vicoli di Massa Lubrense, cresciuta partita dopo partita, categoria dopo categoria, fino a conquistarsi un posto tra le grandi della pallavolo italiana di Serie A2. Due anni da protagonista, trenta-due punti nell'ultima stagione regolare, vittorie clamorose contro squadre più blasonate, sold out al PalAtigliana, una città intera trascinata in un sogno che sembrava non dover finire mai.
E invece finisce. Non per demerito sportivo. Non per una sconfitta. Ma perché il palazzetto di casa — quel PalAtigliana che nei momenti più belli sembrava tremare di passione — non raggiunge i mille posti a sedere richiesti dalla Lega Pallavolo per militare in Serie A2. Il club del presidente Fabrizio Ruggiero è stato costretto a rinunciare alla categoria, retrocedendo in A3, nonostante la salvezza fosse già stata conquistata sul campo. La Lega ha negato per il secondo anno consecutivo la deroga per giocare in casa, con un giudizio netto e inappellabile.
Una ferita. Una di quelle che non si rimargina in fretta.
Le parole che vengono dal campo
In questi momenti, le istituzioni tacciono o parlano attraverso comunicati. I dirigenti si sfogano, giustamente, con rabbia e amarezza. Ma sono le parole degli atleti quelle che arrivano dritte allo stomaco, perché vengono da chi quella maglia la suda davvero.
Stefano Patriarca, capitano della Romeo Sorrento, ha scelto di rivolgersi ai tifosi attraverso i social con un messaggio che vale più di qualsiasi dichiarazione ufficiale:
"Ci hanno tolto l'A2, è vero, ma non potranno mai toglierci le emozioni vissute in questi 2 anni, l'orgoglio di aver portato la Folgore Massa a combattere da nord a sud raggiungendo traguardi prestigiosi, gli abbracci e le lacrime che hanno condito le nostre imprese! Trasformeremo la delusione in motivazione, la rabbia in 'cazzimma'.... la nostra squadra sarà l'incarnazione della vostra passione! La pallavolo ha un grande bisogno di gente appassionata come voi! Sono orgoglioso di rappresentarvi sul campo e di portare i vostri valori in tutta Italia! Forza Folgore Sempre ❤️"
Leggete bene queste parole. Non c'è vittimismo. Non c'è rassegnazione. C'è qualcosa di molto più potente: la consapevolezza che nessun regolamento, per quanto rigido, può cancellare ciò che è già stato vissuto.
Una storia che nessun ufficio può riscrivere
La Folgore Massa è partita dalla Serie D Regionale nel 2007 e ha scalato cinque categorie in quattordici anni, costruendo un'identità sportiva in un territorio — la penisola sorrentina — dove la pallavolo non aveva mai avuto una voce così alta. Nella stagione 2024/2025 la Romeo Sorrento ha vinto la Coppa Italia e la Supercoppa di Serie A3, prima ancora di compiere il salto in A2. Poi, una volta arrivata nel campionato cadetto, non si è limitata a sopravvivere: ha vinto a Fano, ha vinto a Siena, ha battuto Aversa e Prata di Pordenone davanti a un Palatigliana in sold out che vibrava come pochi altri palazzetti in Italia.
Patriarca lo sa. Lo sa ogni volta che ha alzato le braccia dopo un punto decisivo, ogni volta che ha guardato gli spalti e ha visto quella gente — quella gente specifica, di mare e di terra, di passione mediterranea — gridare il nome della propria squadra.
"Sono orgoglioso di rappresentarvi sul campo e di portare i vostri valori in tutta Italia."
Non è retorica. È la verità di un capitano che ha vissuto tutto questo in prima persona.
Il paradosso di un sistema che punisce il coraggio
C'è qualcosa di profondamente stonato in questa vicenda. Una società che si comporta da grande — sul campo, nella gestione, nel settore giovanile — viene punita per un limite strutturale che non dipende da lei, ma dall'inadeguatezza delle infrastrutture sportive di un territorio. Il PalAtigliana è quello che è: una casa calda, appassionata, capace di trascinare una squadra oltre i propri limiti, ma che per quattrocento sedili in meno di quelli richiesti diventa un ostacolo insuperabile.
Il presidente Ruggiero ha ricordato con orgoglio tutto ciò che la società ha fatto di positivo negli ultimi anni, sia a livello sportivo che per quanto riguarda gli investimenti e i miglioramenti apportati al palazzetto. Eppure non è bastato.
La pallavolo italiana — e lo sport italiano in senso più ampio — si trova spesso di fronte a questo paradosso: i regolamenti crescono più in fretta delle strutture, e a pagarne il prezzo sono sempre le realtà piccole, quelle che non hanno alle spalle grandi città o grandi finanziatori, ma solo tanta passione e tanta voglia di farcela.
La "cazzimma" come risposta
Eppure, leggendo il messaggio di Patriarca, si capisce che questa storia non è finita. Anzi, è come se stesse per cominciare davvero.
"Trasformeremo la delusione in motivazione, la rabbia in 'cazzimma'."
La cazzimma è una parola napoletana intraducibile. Non è soltanto grinta, non è soltanto determinazione. È qualcosa di viscerale, di primordiale: è la capacità di trasformare il dolore in carburante, di prendere tutto quello che il mondo ti lancia addosso e rispondergli con qualcosa di ancora più forte. È la filosofia di chi non si arrende mai davvero, di chi trova nella sconfitta il seme della rivincita.
E forse questa è la risposta più bella che la Romeo Sorrento poteva dare. Non un ricorso, non un comunicato stizzito, non una resa silenziosa. Ma un capitano che parla ai suoi tifosi come a una famiglia, e gli dice: saremo l'incarnazione della vostra passione.
Forza Folgore, sempre
L'A2 è lontana, almeno per ora. Ma Sorrento resta. La Penisola resta. Il PalAtigliana resta. E restano quelle persone in tribuna che hanno imparato ad amare la pallavolo grazie a questa squadra, che hanno pianto e abbracciato sconosciuti dopo una rimonta impossibile, che si sono sentite parte di qualcosa di grande anche abitando in un posto piccolo.
Nessun regolamento può togliere tutto questo.
Un giorno — presto, si spera — ci sarà un palazzetto più grande. Ci sarà la A2, forse anche di più. Ma già oggi, con queste parole scritte di getto da un capitano che non si rassegna, la Romeo Sorrento Folgore Massa dimostra di avere qualcosa che non si costruisce con i mattoni né si misura in posti a sedere.
Si chiama anima.
"La pallavolo ha un grande bisogno di gente appassionata come voi." — Stefano Patriarca
Photocredit: Romeo Sorrento Folgore Massa

Nessun commento:
Posta un commento