C'è un momento in cui le parole smettono di essere semplici dichiarazioni e diventano grida. Parole che escono dalla bocca di chi ha sacrificato tutto — tempo, denaro, energie, sogni — e si sente rispondere con un "NO" che suona come uno schiaffo. Fabrizio Ruggiero, presidente della Romeo Sorrento Folgore Massa, quel "NO" lo ha ricevuto in pieno volto. E fa male. Fa male a lui, fa male ai suoi giocatori, fa male all'intera penisola sorrentina che aveva finalmente assaporato il profumo della pallavolo che conta.
Due anni. Due anni di imprese sportive straordinarie, quasi impossibile da raccontare senza sembrare esagerati. Cinquanta punti in un campionato, vittoria dei playoff, Coppa Italia alzata al cielo, Supercoppa conquistata. Poi il salto in Serie A2 Credem Banca, il grande palcoscenico, e anche lì la squadra non ha tremato: salvezza conquistata con due giornate di anticipo, decimo posto finale, a soli tre punti dai playoff. Quei tre punti che, visti dall'esterno, sembrano poca cosa. Che, vissuti dall'interno, rappresentano una stagione intera di sudore, di rinunce, di partite giocate con l'anima in gola in un palazzetto piccolo ma bollente, traboccante di passione.
E il PalAtigliana, quel gioiello modesto di Sorrento, di passione ne ha respirata tanta. Troppa, forse, per restare in silenzio davanti a questa ingiustizia.
Il muro dei mille posti
La regola è semplice, nella sua crudeltà: per giocare un secondo anno di A2 al PalAtigliana, la capienza doveva salire a mille spettatori. Oppure — alternativa concessa dalla Lega — i lavori per il nuovo palazzetto di Massa Lubrense dovevano essere già a buon punto di avanzamento. La società ha presentato tutto quello che aveva: un documento ufficiale del Comune di Massa Lubrense che certifica l'inizio dei lavori e la conclusione entro quindici mesi, settembre 2027.
Non è bastato.
Non è bastato perché Sorrento vive in una condizione di paralisi istituzionale senza precedenti: il comune è commissariato da oltre un anno, senza sindaco, senza amministrazione, senza qualcuno con cui sedersi a un tavolo per trovare soluzioni. Non puoi aumentare la capienza di un palazzetto dialogando col vuoto. Non puoi costruire il futuro quando le istituzioni non ci sono.
E come se questo non fosse già abbastanza, dalla consulta delle società è emersa un'altra proposta: un deposito fideiussorio di centomila euro come condizione per ottenere la deroga. Centomila euro per comprare un anno. Fabrizio Ruggiero usa una parola sola per definire chi lo avrebbe fatto: FOLLI. E ha ragione. Perché una società che crede nel proprio progetto non compra le deroghe. Le guadagna sul campo.
Una rabbia dignitosa
Quello che colpisce nelle parole del presidente non è la frustrazione — quella sarebbe comprensibile, umana, inevitabile. Quello che colpisce è la dignità con cui porta questa ingiustizia. È la voce di chi sa di aver fatto tutto il possibile, di chi non ha mai chiesto favori quando poteva cavarsela da solo.
L'anno scorso, con un sindaco in galera e uno scandalo politico che avrebbe affossato chiunque, la Romeo Sorrento non ha chiesto niente a nessuno. Ha iscritto la squadra in A2, ha trovato l'impianto di Aversa per rispettare le regole, ha stretto i denti e ha giocato. Quando mancavano nove centimetri all'altezza regolamentare del PalAtigliana, erano andati ad Agerola senza fare una piega. Senza protestare. Senza mendicare eccezioni.
"Quando si è trattato di fare cose dipendenti da noi, ci siamo assunti le responsabilità e le abbiamo fatte."
Queste parole pesano come pietre. Perché dicono una cosa semplice e devastante: noi abbiamo sempre rispettato il patto. Voi no.
Il pubblico che meritava di più
C'è un numero che brucia più di tutti gli altri, in questa storia. La Romeo Sorrento, con i suoi seicento posti al PalAtigliana — il limite imposto dalla deroga — si è collocata nel mezzo della classifica delle presenze dell'intero campionato di A2. Nel mezzo. Con la metà dei posti disponibili rispetto alla norma. Ci sono stati palazzetti ben più grandi che non hanno raggiunto quelle medie.
A Sorrento la gente pagava biglietti a prezzi alti, perché il club ha voluto dare dignità al prodotto, ha voluto che la Serie A2 venisse percepita come quello che è: pallavolo seria, pallavolo vera, pallavolo che merita rispetto. E il pubblico ha risposto. Sempre. Ogni volta.
Quella gente meritava un altro anno. Quelle famiglie che riempivano il PalAtigliana, quei ragazzi che per la prima volta vedevano dal vivo una squadra della propria città giocare ai massimi livelli nazionali — meritavano che il sistema li proteggesse, non li punisse.
La Serie A3 come atto di resistenza
La decisione è presa: la Romeo Sorrento Folgore Massa resterà a Sorrento. Non si muove. Non porta la squadra lontano, non svende il titolo al miglior offerente, non abbandona la penisola sorrentina in nome di convenienze altrui. Cederanno il titolo di A2, acquisiranno quello di A3, e ripartiranno. Da casa loro.
"Il movimento sportivo da qua non si muove. Questa è casa nostra."
È una frase che vale più di qualsiasi risultato sportivo. È la dichiarazione di chi sa che il calcolo economico più semplice sarebbe andarsene, trovare un palazzetto altrove, continuare in A2 sotto altra bandiera. E invece no. Si resta. Si soffre. Si ricomincia.
La squadra che nascerà per la prossima stagione — già costruita, già definita nei nomi anche se ancora segreta — sarà, nelle parole del presidente, "composta innanzitutto da persone arrabbiate". Giocatori che hanno capito. Che sanno cosa è stato tolto. Che hanno firmato contratti biennali pensando già alla A2, perché questo è l'obiettivo: tornare subito. Tornare presto. Tornare arrabbiati.
Il tempo delle sentinelle
Ma la vera battaglia non si gioca sul campo. Si gioca fuori, nelle istituzioni, nei palazzi della politica, in quei luoghi dove da cinquant'anni — cinquant'anni, dice Ruggiero, e la parola pesa come un'accusa — la mediocrità ha frenato i sogni di una terra intera.
Il nuovo palazzetto di Massa Lubrense deve nascere. Deve farlo entro settembre 2027. Non è un'opzione, non è un auspicio: è una condizione necessaria. E la Romeo Sorrento si candida a fare da sentinella instancabile, come la chiama il presidente. Chiunque si presenti alle prossime elezioni dovrà rispondere a una domanda precisa: sei disposto a impegnarti concretamente per la realizzazione di quell'impianto nei tempi previsti? Sì o no? Senza ambiguità, senza promesse vaghe, senza la politica del rinvio che ha già rubato troppo.
Non fanno politica, a Sorrento. Ma sanno riconoscere chi merita la loro fiducia e chi no.
Una storia che non finisce qui
Ci sono storie sportive che finiscono con una retrocessione e vengono dimenticate. Questa non finirà così. Perché la Romeo Sorrento Folgore Massa non è solo una squadra di pallavolo: è diventata il simbolo di una comunità che ha deciso di non rassegnarsi. Di una penisola sorrentina che vuole lo sport che merita, gli impianti che merita, il futuro che merita.
La deroga negata è una ferita. Ma le ferite, a volte, danno la misura di quanto si ama qualcosa. E qui, a Sorrento, si ama la pallavolo in modo viscerale, profondo, quasi irrazionale.
Quella rabbia che il presidente Ruggiero porta dentro — quella stessa rabbia che trasmetterà ai suoi giocatori, che vestirà le maglie della A3 come fossero divise da battaglia — è la benzina più pura che esista nello sport. Non si compra. Non si costruisce. Nasce da un'ingiustizia subita e trasformata in energia.
Arrivederci presto, Serie A2. Sorrento torna.
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