SANT'AGNELLO (NA) – Questa sera la sala consiliare del Comune di Sant’Agnello si è tinta d'azzurro e del gialloblù di Conegliano per omaggiare una delle sue figlie più illustri. Il sindaco, dott. Antonino Coppola, ha conferito ufficialmente la cittadinanza onoraria e le chiavi della città a Monica De Gennaro.
Un riconoscimento straordinario che l'amministrazione avrebbe voluto consegnarle già lo scorso settembre, subito dopo il trionfale rientro da Bangkok con la medaglia d'oro dei Mondiali al collo. Allora, i tempi tecnici della burocrazia e la partenza immediata di "Moki" per Conegliano avevano rimandato la festa. Da quel momento, per il libero della Prosecco Doc Imoco Volley è iniziato un autentico tour de force: dalla Courmayeur Cup di fine settembre alla Final Four di Champions League a Istanbul a inizio maggio, Monica ha collezionato 56 partite in 219 giorni. Una media spaventosa di un match ogni 4 giorni per sette mesi consecutivi. Ecco perché la comunità della Penisola Sorrentina ha dovuto attendere nove mesi per riabbracciare la sua campionessa, celebrata con una motivazione profonda incisa sulla pergamena ufficiale.
La motivazione del Comune di Sant'Agnello
«Il Comune di Sant’Agnello conferisce la cittadinanza onoraria a Monica De Gennaro per gli straordinari meriti sportivi che l'hanno consacrata ai vertici della pallavolo internazionale, portando sul tetto del mondo i colori dell'Italia e la nostra Sant’Agnello. Nel corso di una carriera leggendaria, ha saputo interpretare lo sport nella sua forma più pura, incarnandone con umiltà, dedizione e spirito di sacrificio i valori più alti. Esempio per gli atleti e per le giovani generazioni, ha dimostrato ogni giorno che il talento, coltivato con passione e instancabile etica del lavoro, può superare i confini territoriali e raggiungere traguardi d'eccellenza.»
L'intervista a margine della cerimonia
A margine della premiazione, Monica De Gennaro si è concessa alle domande dei presenti, spaziando tra il presente in Nazionale, i problemi dei calendari internazionali e l'amore viscerale per la sua terra d'origine.
Proprio in questo momento la Nazionale femminile si trova a Manila per la seconda tappa della Volleyball Nations League 2026. Guardando le tue ex compagne giocare, ti capita mai di provare nostalgia per la maglia azzurra o ti sei mai pentita della scelta di rinunciare alle convocazioni? «No, assolutamente. L’idea di tornare in Nazionale non mi ha nemmeno sfiorata. Sto facendo il tifo da casa per loro e sono felicissima perché stanno portando avanti un bellissimo percorso. Per quanto mi riguarda, io riprenderò a giocare direttamente ad agosto con Conegliano.»
Quest'anno il CT Velasco ha scelto di lasciare a casa le veterane nelle prime tappe della VNL per preservarle, imitato da molti colleghi all'estero. Dall'alto della tua esperienza venticinquennale, come si risolve il problema di un calendario così affollato che toglie il riposo alle atlete? «Purtroppo la situazione è questa: tra Campionato Italiano, Supercoppa, Coppa Italia, Champions League e Mondiale per Club, durante l'anno è veramente difficile organizzare tutto. Anche l'estate è piena perché, ovviamente, le Nazionali chiamano le giocatrici. Devo dire che già quest'anno ho notato un cambiamento: spalmando la VNL in due mesi le partite sono più distanziate. Il vero problema, secondo me, è nel campionato italiano, dove si gioca veramente tanto e spesso. Noi da ottobre a febbraio abbiamo giocato ogni tre giorni. È decisamente troppo e bisogna assolutamente fare qualcosa per migliorare la situazione, anche se onestamente non saprei quale possa essere la soluzione concreta.»
Segue domande rivolte da Antonino Siniscalchi:
Nove scudetti rappresentano un traguardo straordinario. Che significato ha oggi quest'ultimo titolo conquistato? «Ogni scudetto ha un sapore speciale. Dieci anni fa conquistammo il primo e per me fu la prova che potevo vincere a certi livelli. Oggi, il nono dimostra che la voglia di migliorarsi non è mai venuta meno. Abbiamo costruito qualcosa di unico a Conegliano e sono orgogliosa di aver fatto parte di questa storia.»
Tornando al passato: quanto hanno inciso Sant’Agnello e la Penisola Sorrentina nella tua crescita, sia umana che sportiva? «Tantissimo. Qui ho scoperto la pallavolo e, soprattutto, il piacere puro di giocare. Ancora oggi, quando entro in palestra, sento dentro quella bambina che si divertiva con il pallone insieme alle compagne. Questa terra mi ha trasmesso valori importanti; resta il luogo dei miei affetti e delle emozioni più autentiche.»
C’è un ricordo particolare che conservi ancora oggi delle tue primissime esperienze sul campo? «Le ore infinite trascorse in palestra. Stavamo lì per allenarci, certo, ma anche solo per il gusto di stare insieme. Erano anni bellissimi, ed è probabilmente lì che ho imparato per la prima volta cosa significa fare squadra.»
Da atleta di livello mondiale, come vedi l’attuale situazione della pallavolo in Penisola Sorrentina? «Purtroppo so che a Sorrento c’è stata la dolorosa rinuncia alla Serie A2 maschile per le problematiche legate al palazzetto. Mi auguro di cuore che la situazione possa risolversi presto. Al Sud servono società importanti che facciano da punto di riferimento per i tantissimi ragazzi e ragazze che praticano questo sport.»
Quanto è cruciale avere strutture adeguate per la crescita dei giovani del territorio? «È fondamentale. I talenti possono nascere ovunque, ma per crescere hanno bisogno di impianti idonei, organizzazione e società solide alle spalle. Investire nello sport significa, a tutti gli effetti, investire nel futuro dei ragazzi.»
L’oro olimpico di Parigi 2024 resta il punto più alto e indimenticabile della tua incredibile carriera? «È stato il sogno di una vita intera. Salire sul gradino più alto del podio olimpico è qualcosa che ti ripaga istantaneamente di tutti i sacrifici fatti negli anni. È un’emozione indescrivibile che porterò sempre nel cuore.»
Che consiglio ti senti di lasciare ai giovani atleti della tua terra che sognano di seguirti? «Di credere fermamente nei propri sogni, senza cercare mai scorciatoie. Servono spirito di sacrificio, umiltà e tanta passione. Il talento è importante, ma da solo non basta per arrivare. Bisogna lavorare duro ogni giorno, senza perdere mai il piacere di divertirsi.»
In chiusura, la nostalgia di Sant’Agnello si fa sentire durante l'anno? «C’è sempre, è una costante. Appena ho un momento libero volo a casa. Mi mancano il nostro mare, la mia famiglia, i miei nipoti e gli amici di sempre. È solo qui, a Sant'Agnello, che riesco davvero a ricaricare le energie e a ritrovare me stessa.»
Credit Photo: Pino D'Alessio
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