Ieri il Corriere dello Sport ha pubblicato un articolo a firma Pasquale Di Santillo riportante alcune dichiarazioni del preesidente della Lega Pallavolo Serie A; Massimo Righi, sul ventilato spostamento da parte della FIVB di parte dell'attività delle nazionali nei mesi di novembre e dicembre.
Noi oggi proviamo ad approfondire quanto detto in quell'articolo.
L’ANALISI / Il messaggio del Presidente della Lega è chiaro: la rivoluzione dei calendari non può essere a costo zero per i club. Sul tavolo non ci sono solo date, ma indennizzi, potere decisionale e nuove regole.
Il contesto: la "Guerra dei Calendari"
Per capire la portata dello sfogo di Massimo Righi, bisogna fare un passo indietro. Da mesi la FIVB (la Federazione Internazionale) sta spingendo per un cambio radicale: spostare i grandi eventi delle Nazionali (Mondiali ed Europei) nel cuore dell'inverno, tra novembre e gennaio. L'idea è quella di creare una "finestra internazionale" fissa, sulla falsariga di quanto accade nel calcio, interrompendo però i campionati nazionali nel loro momento più caldo. Il Presidente federale Manfredi ha recentemente mostrato un'apertura a questo progetto, intravedendo una possibile razionalizzazione. Ma per i club di Superlega, che vedrebbero il proprio torneo congelato per due mesi proprio sotto Natale, la musica è molto diversa.
Il conto presentato dalla Lega
Il ragionamento di Righi è un'equazione finanziaria che non ammette deroghe: «A pagare gli stipendi sono i club». Se la Superlega si ferma per 45 giorni, le società subiscono tre danni certi:
Danno da "fermo macchina": Gli sponsor perdono la massima visibilità nel periodo natalizio, il più appetibile per i consumi e gli eventi corporate.
Danno da rischio: I club continuano a pagare profumatamente atleti che rischiano infortuni seri con la maglia della Nazionale, lontano dal controllo degli staff medici societari.
Danno da svalutazione: Un campionato "spezzatino" perde appeal per le TV e continuità per i tifosi.
La logica del "Do ut des"
Qui la diplomazia lascia il posto alla strategia. Quello di Righi non è un "no" a prescindere, ma un "no a costo zero". La richiesta di un'analisi seria nasconde una posizione negoziale precisa: se la FIVB vuole i mesi invernali, deve compensare i club. Come? Non solo attraverso indennizzi economici diretti (un fondo per ogni giorno di "prestito" dell'atleta), ma anche attraverso riforme strutturali.
La fiche della liberalizzazione
Il riferimento di Righi alla Superlega a 20 squadre e alla possibile liberalizzazione degli stranieri è la vera "fiche" sul tavolo. Il messaggio alla Federazione è: «Se ci togliete il tempo e ci costringete a calendari folli, allora dateci la libertà totale di costruire le squadre come vogliamo, abbattendo i vincoli sul numero di italiani e permettendoci di gestire il "prodotto spettacolo" senza lacci e lacciuoli». È un baratto politico: meno potere alla Federazione sulla gestione del campionato in cambio del via libera ai calendari invernali.
Conclusione: un avvertimento alla Fipav
Il destinatario finale rimane Giuseppe Manfredi. La Fipav si trova tra l'incudine internazionale e il martello dei club che producono la materia prima. Righi ha ricordato con fermezza che la formazione degli atleti dai 15 anni in su è merito delle società. È un richiamo alla realtà: senza i club, la Nazionale non avrebbe i campioni per giocare quei Mondiali invernali. La partita a scacchi è appena iniziata: la Lega ha mosso il re, ora tocca alla Federazione decidere se trattare o andare allo scontro.

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