venerdì 4 settembre 2026

De Giorgi: «Napoli, regalaci la cazzimma». Piazza Plebiscito pronta per l’esordio dell’Italia

 


Le statue equestri di Carlo di Borbone e Ferdinando I osservano dall’alto quello che, ancora per pochi giorni, è un cantiere destinato a trasformarsi in uno dei più suggestivi campi di pallavolo mai realizzati. Le tribune sono ormai montate, il profilo dell’Arena prende forma e sullo sfondo continua a dominare la monumentale facciata della Basilica di San Francesco di Paola.

È qui, nel cuore di Napoli, che giovedì 10 settembre l’Italia campione del mondo comincerà il suo cammino nell’EuroVolley 2026. Avversaria la Svezia, in una gara inaugurale che promette di entrare nella storia della pallavolo italiana non soltanto per il suo significato sportivo, ma soprattutto per la cornice nella quale verrà disputata.

E proprio dalla vigilia napoletana parte l’intervista concessa da Ferdinando “Fefè” De Giorgi a Pino Taormina per Il Mattino, nella quale il commissario tecnico azzurro racconta le sensazioni di una serata che, anche per lui, avrà qualcosa di speciale.

«Qualcuno spero mi regali un bel curniciello porta fortuna e mi auguro che i napoletani trasmettano alla mia Nazionale l’arma in più: la cazzimma».

È probabilmente questa la frase destinata a diventare il simbolo della vigilia. De Giorgi non nasconde l’emozione per quello che attende lui e i suoi giocatori: «Sarà un privilegio e un orgoglio vivere quella serata. Emozioni che poi ci porteremo dietro per tutto il nostro viaggio europeo».

Una partita da vivere con gli occhi all’insù

Il campo allestito in Piazza Plebiscito costringerà gli azzurri a confrontarsi con una situazione completamente diversa da quella abituale. Niente parquet di un palasport, niente soffitto, niente ambiente chiuso: per la prima volta l’Italia giocherà una partita ufficiale in una cornice monumentale all’aperto.

De Giorgi, però, non vede l’ora di misurarsi con questa novità.

«C’è l’incognita delle condizioni climatiche, ma abbiamo un paio di giorni di allenamenti per capire anche se ci sono altre cose da tener conto. L’unico aspetto che può pesare è il vento».

Un elemento che in una partita di pallavolo può diventare tutt’altro che secondario, soprattutto per il servizio e per la percezione della traiettoria della palla. Gli azzurri avranno quindi a disposizione le sedute di allenamento previste nell’Arena per adattarsi alle condizioni ambientali e prendere confidenza con uno scenario completamente inedito.

Ma al di là degli aspetti tecnici, prevale la curiosità.

«Il desiderio è quello della scoperta», racconta De Giorgi, che sottolinea anche un altro particolare significativo: l’Arena è ormai prossima al tutto esaurito.

Una risposta del pubblico che ha colpito anche il commissario tecnico.

Mattarella, un rapporto speciale con la Nazionale

A rendere ancora più importante la serata sarà la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Per De Giorgi non sarà una presenza semplicemente istituzionale. Il CT azzurro racconta infatti il particolare rapporto che si è creato negli anni tra Mattarella e la Nazionale:

«Ogni volta che siamo stati suoi ospiti al Quirinale lui ci ha sempre messo a nostro agio. Poi è competente, fa sempre osservazioni precise, conosce i giocatori: riesce ad abbattere la barriera naturale che c’è tra la figura del Capo dello Stato e un gruppo di ragazzi che gioca a pallavolo».

Parole che raccontano bene quanto gli incontri al Quirinale siano diventati parte della storia recente dell’Italvolley, soprattutto dopo i grandi successi conquistati dalla squadra di De Giorgi.

E Napoli rappresenterà un'altra pagina di quella storia.

De Giorgi e Napoli: un ritorno alle origini

C'è poi una ragione più personale che rende particolare il rapporto tra De Giorgi e questa partita.

Il CT azzurro è salentino, ma conosce bene la Campania e ricorda gli anni in cui, da giocatore, affrontava le squadre campane.

«Mi ricordo da piccolo le gare a San Giuseppe Vesuviano, ad Aversa. Le sfide contro la ComCavi: erano i tempi in cui io giocavo in A2 con lo Squinzano e poi con l’Ugento».

E c’è anche un legame familiare con Napoli: suo fratello Michele ha giocato per alcuni anni proprio nel capoluogo campano.

Tornare oggi da commissario tecnico della Nazionale in una città che ha frequentato da ragazzo assume quindi un significato particolare.

«Tornare a Napoli significa anche fare i conti con i ricordi di quando ero ragazzino».

Il volley all’aperto e la nostalgia di quando si era ragazzi

La location di Piazza Plebiscito riporta De Giorgi anche a un’altra pallavolo, quella giocata lontano dai palazzetti.

«Vero, che nostalgia: le scarpe basse, la rete mai ben sistemata, il terreno e non il parquet».

Una fotografia che appartiene alla storia della pallavolo italiana. Prima ancora delle grandi arene, delle luci televisive e dei campi perfettamente regolamentari, il volley è stato per moltissimi ragazzi uno sport da praticare nei cortili, nelle scuole, nei campetti all’aperto.

Ed è proprio questo uno degli elementi più curiosi dell'appuntamento napoletano: una Nazionale che ha raggiunto il vertice assoluto della pallavolo mondiale tornerà, per una sera, a giocare all’aperto come milioni di ragazzi hanno fatto almeno una volta nella loro vita.

De Giorgi ammette che non tutti i suoi giocatori appartengono però a quella generazione: «Magari non tutti i miei sanno cosa significa: sono di una generazione diversa».

Napoli senza una squadra di Serie A, ma con una grande tradizione

L’intervista affronta anche una questione che riguarda direttamente il movimento campano.

Napoli non ha oggi una formazione maschile stabilmente protagonista della Serie A, ma secondo De Giorgi sarebbe sbagliato confondere l’assenza di un club di vertice con l’assenza di una cultura pallavolistica.

«La tradizione c’è, in tutta la Campania. Tanta».

Il problema, semmai, è la mancanza di una squadra leader capace di fare da traino all’intero movimento.

È una considerazione particolarmente significativa proprio alla vigilia di Italia-Svezia, perché l’arrivo della Nazionale può rappresentare un’occasione per riaccendere l’attenzione sul volley campano, sulle società di base e soprattutto sulla necessità di strutture adeguate.

La costruzione dell’Arena temporanea di Piazza Plebiscito ha infatti riportato alla ribalta anche il tema, sollevato nei giorni scorsi dal presidente regionale FIPAV Guido Pasciari, della necessità di un grande palasport in grado di ospitare stabilmente eventi internazionali.

La contraddizione è evidente: Napoli è pronta ad accogliere una partita dell’Italia campione del mondo davanti a migliaia di spettatori, ma per farlo deve trasformare per qualche giorno uno dei luoghi simbolo della città in un’arena di pallavolo.

Da Conte alla Nazionale: due allenatori, la stessa intensità

Nell’intervista c’è spazio anche per un curioso parallelo con Antonio Conte, altro salentino che ha costruito una parte importante della propria carriera a Napoli.

De Giorgi racconta di aver seguito il tecnico calcistico e di aver assistito anche ad alcuni suoi allenamenti ai tempi della Juventus e dell’Inter.

«Ci somigliamo molto: è esigente con la sua squadra esattamente come lo è con se stesso. Proprio come me».

E soprattutto c’è una parola che De Giorgi utilizza per descrivere Conte: intensità.

Non è difficile ritrovare lo stesso concetto nella filosofia del CT azzurro, che dal 2021 ha costruito una Nazionale capace di rimanere ai vertici attraverso lavoro quotidiano, disciplina e cultura della prestazione.

De Giorgi ha già conquistato praticamente tutto: da giocatore ha partecipato a tutti e cinque i Mondiali vinti dall’Italia maschile, tre dei quali sul campo; da allenatore ha guidato gli azzurri ai titoli mondiali del 2022 e del 2025, all’Europeo 2021 e all’argento continentale del 2023.

Ma il passato non basta.

«È più difficile fare il CT che giocare»

Una delle risposte più interessanti dell’intervista riguarda proprio il mestiere di allenatore.

«Meglio quando dovevo solo giocare. Allora avevo un solo pensiero, ero concentrato su me stesso e basta. Adesso di pensieri ne ho 14, uno per ogni atleta tra campo e panchina».

Una battuta che racconta però una responsabilità molto concreta.

Da giocatore De Giorgi doveva occuparsi della propria prestazione. Da commissario tecnico deve gestire contemporaneamente quattordici giocatori, leggere la partita, scegliere le sostituzioni, preparare tatticamente gli incontri e mantenere l'equilibrio di un gruppo che, dopo due titoli mondiali, ha ormai addosso il peso delle aspettative.

E proprio il tema delle aspettative porta direttamente agli obiettivi del nuovo Europeo.

Un Europeo che assomiglia a un Mondiale

De Giorgi non considera l’Europeo 2026 una semplice competizione continentale.

«Ci sono sette delle migliori nazionali del mondo. A parte Brasile, Usa e Giappone, ci sono tutte. Questo somiglia a un Mondiale».

Il livello medio, secondo il CT, si è ulteriormente alzato. Non esistono più partite che possano essere affrontate pensando di avere già i tre punti in tasca.

Tra le squadre che potrebbero sorprendere cita Turchia, Belgio e Ucraina, accanto alle favorite tradizionali come Polonia, Francia, Slovenia, Bulgaria e Repubblica Ceca.

Per l’Italia, quindi, il percorso comincerà dalla Svezia ma non potrà essere interpretato con superficialità.

La parola d’ordine sarà una delle più care a De Giorgi: resilienza.

La lezione del set infinito

Il CT torna anche sul celebre set disputato recentemente contro la Germania, diventato un'autentica maratona.

«Aver fatto la storia non dispiace, anche se abbiamo perso il set. Io ero in campo a Cuneo in quel 52-50 che era il primato precedente. Ecco, ho apprezzato la resilienza del mio gruppo».

Una parola che torna anche quando si parla delle sconfitte.

De Giorgi non le considera necessariamente un fallimento: «Una sconfitta non deve oscurare ma illuminare».

Ma c’è una condizione: devono essere poche e realmente utili a crescere.

«Perdendo si impara, ma perdendo troppo non si impara più».

È una filosofia che spiega bene il percorso dell’Italia negli ultimi anni. La sconfitta nella finale europea del 2023 contro la Polonia è ancora un ricordo vivo, ma è diventata anche una delle motivazioni che hanno alimentato il successivo percorso azzurro.

E adesso, dopo il secondo titolo mondiale conquistato nel 2025, la sfida è ancora più difficile: continuare a vincere dopo aver già vinto.

Da Napoli verso Los Angeles

L’Europeo di settembre non è quindi un punto d’arrivo.

De Giorgi guarda già alla qualificazione olimpica per Los Angeles 2028, obiettivo tutt’altro che scontato.

Per spiegare cosa significhi cercare continuamente di migliorarsi cita anche Jannik Sinner, impegnato in una battaglia quotidiana contro se stesso.

«È in lotta continua con se stesso per migliorare, crescere ogni giorno, fare meglio del giorno prima, della partita precedente».

È esattamente la mentalità con la quale l’Italia vuole affrontare questo Europeo.

E tutto comincerà a Napoli.

Grace davanti alla televisione

Ci sarà però un'assenza eccellente.

La mascotte di De Giorgi, la gatta Grace, non potrà naturalmente essere presente in Piazza Plebiscito.

«Non posso portare Grace, la mia mascotte. Ma ho già detto che deve essere piazzata davanti alla tv per assistere a tutte le nostre partite».

Grace è diventata famosa dopo il Mondiale del 2022, quando De Giorgi le dedicò il successo con una frase diventata ormai iconica: «Lei ci ha sempre creduto».

Adesso il CT si affida ancora una volta alla sua filosofia felina:

«I gatti sono sornioni, non sprecano energie quando è inutile, vivono tutto con i ritmi giusti. Ecco, anche noi dobbiamo affrontare questo Europeo una partita alla volta, senza buttare via energie inutilmente».

È una metafora perfetta per una manifestazione nella quale l’Italia non potrà permettersi distrazioni.

Il 10 settembre, finalmente, si gioca

Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli.

Dopo giorni di lavori, la gigantesca struttura temporanea costruita nel cuore della città è pronta a diventare un campo di pallavolo. Le tribune attendono gli spettatori, la basilica farà da sfondo e le statue dei Borbone continueranno a osservare, impassibili, quello che accadrà sotto di loro.

Dall'altra parte della rete ci sarà la Svezia, prima avversaria di un Europeo che l’Italia vuole vivere da protagonista.

Ma prima ancora del risultato, Napoli si prepara a vivere una serata destinata a rimanere nella memoria.

De Giorgi chiede ai napoletani la cazzimma. Chiede energia, entusiasmo, partecipazione.

E soprattutto chiede a una città che non ha una squadra maschile in Serie A di ricordarsi quanto sia radicata la pallavolo nella sua storia.

Il 10 settembre, in Piazza Plebiscito, quella storia tornerà a vivere.

Per una notte Napoli sarà il palasport dell’Italia.

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