sabato 5 settembre 2026

Italia-Svezia, la partita degli haters: a Napoli c'è chi fa il tifo per la pioggia

 


NAPOLI – D'accordo, la pallavolo non sarà mai riuscita a mettere tutti d'accordo. Ma che si arrivasse a fare il tifo contro una partita della Nazionale italiana, questo forse era meno prevedibile.

E invece eccola qui, a pochi giorni da Italia-Svezia, gara inaugurale degli Europei maschili di pallavolo del 10 settembre a Piazza del Plebiscito: la partita dentro la partita. Da una parte gli azzurri di Fefè De Giorgi che preparano l'esordio europeo. Dall'altra, sui social, un piccolo ma rumoroso esercito di contestatori dell'Arena. Il pallone ancora non è stato nemmeno schiacciato e a Napoli si è già cominciato a giocare un altro match. Quello degli haters.

Il partito della pioggia

Il grande protagonista, almeno sui social, è diventato addirittura il meteo. Non semplicemente perché qualcuno teme che possa piovere. Sarebbe perfettamente comprensibile: organizzare una partita di pallavolo all'aperto comporta inevitabilmente una variabile meteorologica. No. C'è chi spera proprio che piova. L'auspicio viene espresso senza troppi giri di parole: che arrivi un acquazzone, che la partita non possa essere disputata nella piazza e che l'intero apparato venga smontato o trasferito altrove. Una posizione curiosa, considerando che il 10 settembre in Piazza del Plebiscito non dovrebbe esserci una manifestazione politica, né una fiera, né un evento privato qualsiasi. Ci sarà la Nazionale italiana di pallavolo, campione del mondo in carica, impegnata nella partita inaugurale di un Campionato Europeo. Ma evidentemente, per qualcuno, la priorità è un'altra: che non si giochi a Napoli.

«Quanto ci è costata?»

Poi c'è la questione economica. Domanda legittima? Certamente. Anzi, sarebbe auspicabile che alla fine dell'operazione venissero resi pubblici tutti i numeri: quanto è costato l'allestimento, chi ha sostenuto le varie voci di spesa, quali sono stati gli introiti derivanti dalla biglietteria e quale contributo hanno fornito gli sponsor. Trasparenza, sempre. Il problema nasce quando una domanda diventa automaticamente una sentenza. Sui social si leggono riferimenti a «soldi pubblici buttati», come se fosse già accertato che l'Arena sia stata pagata con denaro dei contribuenti. Non è così, almeno sulla base delle informazioni disponibili. Il presidente della FIPAV Campania Guido Pasciari ha spiegato che le spese dell'operazione sono sostenute da Federazione, sponsor e vendita dei biglietti, senza gravare sui conti pubblici. Se qualcuno dispone di documenti che dimostrino il contrario, li mostri. Altrimenti sarebbe forse più corretto aspettare i numeri prima di pronunciare sentenze.

La «devastazione» di Piazza del Plebiscito

Poi c'è la parola più grossa: «deturpazione». Secondo alcuni commentatori, l'Arena avrebbe trasformato Piazza del Plebiscito in qualcosa di indecoroso. È un'opinione e, come tutte le opinioni estetiche, va rispettata. Si può amare la piazza vuota. Si può detestare una tribuna davanti al colonnato. Si può pensare che un luogo monumentale debba essere utilizzato esclusivamente per determinati eventi. Tutto legittimo. Ma c'è una domanda molto semplice: l'Arena resterà lì? No. È una struttura temporanea. Finita la partita, comincerà lo smontaggio. E allora forse «deturpazione» è una parola un po' impegnativa per descrivere una struttura che compare per pochi giorni e poi scompare. A meno che qualcuno non pensi che il 10 settembre debbano essere rimossi anche il campo, le tribune e i riflettori prima ancora che Italia e Svezia abbiano cominciato a giocare.

Il curioso caso del «non facciamo niente»

Il paradosso della polemica napoletana è proprio questo. Quando una città non ospita grandi eventi, ci si lamenta perché «a Napoli non si fa mai niente». Quando arriva un grande evento internazionale, ci si lamenta perché si fa qualcosa. Quando non ci sono strutture sportive adeguate, si denuncia la carenza di impianti. Quando si costruisce temporaneamente un'arena perché un grande evento possa arrivare, si denuncia l'occupazione della piazza. È difficile accontentare tutti. Forse l'unico evento veramente inattaccabile sarebbe quello che non esiste.

Ma il problema vero non sono le tribune

E qui arriviamo al punto più interessante. Perché la polemica sulla Piazza del Plebiscito rischia di nascondere il vero problema. Napoli non ha un grande palazzetto dello sport adeguato per ospitare stabilmente una manifestazione internazionale di questo livello. Questa è la vera anomalia. Non le tribune montate. Non il campo di pallavolo. Non il colore del parquet. Non i ledwall. Il problema è che una delle principali città italiane deve trasformare una piazza monumentale in un'arena temporanea per poter ospitare una partita degli Europei. E questo dovrebbe essere il punto di partenza di una discussione seria sul futuro dello sport napoletano. La stessa FIPAV Campania ha indicato la necessità di un nuovo grande impianto, rilanciando il progetto del palasport al Centro Direzionale. Questa è una discussione sulla quale varrebbe la pena dividere Napoli. Non tra favorevoli e contrari a una partita. Ma tra chi vuole una città dotata di infrastrutture sportive moderne e chi pensa che il problema possa essere risolto semplicemente smontando le tribune.

E poi ci sono i concerti...

C'è anche un altro elemento che rende questa polemica piuttosto singolare. Piazza del Plebiscito è da anni uno dei luoghi più utilizzati di Napoli per concerti, spettacoli e grandi manifestazioni. Strutture temporanee, transenne, torri audio, palchi, tribune e migliaia di persone non sono esattamente una novità assoluta. La pallavolo, semplicemente, questa volta ha portato un campo da gioco. E forse il problema non è tanto la struttura. Forse il problema è che qualcuno non considera la pallavolo degna di stare lì. Se fosse stato un concerto dell'artista preferito, la stessa tribuna sarebbe diventata probabilmente «l'atmosfera dell'evento». Con una rete in mezzo al campo, invece, diventa «deturpazione». È un'ipotesi, naturalmente. Ma i social, in questi giorni, qualche indizio lo stanno offrendo.

Una Nazionale italiana nel cuore di Napoli

Il 10 settembre arriveranno migliaia di spettatori. Ci saranno la CEV, la FIPAV, la Nazionale italiana, la Svezia, giornalisti, televisioni e autorità. È prevista anche la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non è una partitella estiva organizzata sotto casa. È l'apertura di un Campionato Europeo. E Napoli avrà una vetrina internazionale straordinaria. Si può discutere se fosse meglio il PalaBarbuto, il PalaSele, un nuovo palazzetto che purtroppo non esiste ancora o un'altra soluzione. Ma una cosa è difficile da contestare: portare un evento di questo livello nel cuore della città ha un valore promozionale enorme. E questo valore non si misura soltanto con il prezzo dei biglietti.

Alla fine rimarrà una domanda

Il 10 settembre può succedere di tutto. Può vincere l'Italia. Può vincere la Svezia. Può esserci il sole. Può esserci vento. Può anche piovere e costringere gli organizzatori ad attivare il piano alternativo. Ma sarebbe interessante che, una volta terminata la partita, restasse una domanda. Non: «Quanto sono brutte quelle tribune?» E nemmeno: «Perché non ha piovuto?» La domanda dovrebbe essere: «Perché Napoli non possiede un palazzetto capace di ospitare eventi di questo livello senza dover costruire un'Arena in Piazza del Plebiscito?» Quella sì sarebbe una polemica utile. Perché le tribune verranno smontate. Il campo verrà portato via. I ledwall spariranno. La piazza tornerà quella di prima. La carenza di un grande impianto sportivo, invece, resterà. E allora, per una volta, sarebbe bello che Napoli facesse il tifo per qualcosa. Non contro. Per una Nazionale italiana che gioca in casa. Per un grande evento internazionale. E magari, soprattutto, per l'idea che una città come Napoli possa finalmente avere le strutture sportive che merita. Agli haters, eventualmente, resterà sempre il meteo.

Possono continuare a tifare per la pioggia.

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