Napoli si prepara alla grande festa dell'incontro inaugurale degli Europei di pallavolo maschie: l'Italia campione del mondo sfida la Svezia davanti a Mattarella e a migliaia di spettatori. Ma per chi ama davvero la pallavolo campana questa sera ci sarà anche un'assenza difficile da ignorare
NAPOLI. Ci siamo. Questa volta davvero. Dopo giorni di discussioni, polemiche, dubbi, previsioni meteorologiche, riunioni in Prefettura e interrogativi sulla sede, questa sera la pallavolo italiana si prenderà Piazza del Plebiscito. E sarà una notte speciale. L'Italia campione del mondo scenderà in campo contro la Svezia nella partita inaugurale dell'Eurovolley 2026, davanti a migliaia di spettatori e con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in tribuna. Sul palco ci saranno anche i Planet Funk, a completare una serata nella quale lo sport si mescolerà alla musica e alla storia di una delle piazze più celebri d'Italia. Le tribune sono ormai lì, a pochi metri dalla Basilica di San Francesco di Paola. Il campo è pronto. Le luci sono accese. Le telecamere sono arrivate. Napoli è pronta. E, diciamolo senza esitazioni, è uno spettacolo meraviglioso. Perché questa sera il volley non sarà confinato dentro un palazzetto. Sarà sotto gli occhi di tutti, nel cuore della città, davanti a uno dei suoi simboli più conosciuti nel mondo.E proprio per questo, però, c'è una cosa che personalmente non riusciamo a non pensare.
Stasera mancherà un ragazzo di Sorrento
Quando l'Italia entrerà in campo, tra i giocatori che guarderemo in panchina, in campo e durante il riscaldamento, ce ne sarà uno che non troveremo.Giovanni Maria Gargiulo.
Per noi di della penisola sorrentina Giovanni non è semplicemente uno dei centrali della Nazionale. È uno dei ragazzi nati nella nostra terra. È quel ragazzone di 2,06 metri che ha percorso tutta la strada fino alla Nazionale maggiore, fino alla Lube Civitanova e fino a diventare campione del mondo. È uno di quelli che abbiamo visto crescere. E proprio pochi giorni fa Giovanni ha fatto una cosa che vale forse più di una partita vinta: ha trovato il coraggio di raccontare di aver attraversato un periodo molto difficile e di aver chiesto aiuto.
Non è una debolezza.È esattamente il contrario. Per questo oggi non vogliamo fare domande, né cercare spiegazioni. Vogliamo semplicemente dirgli una cosa. Giovanni, ci dispiace non vederti in campo questa sera. Ci sarebbe piaciuto tantissimo. Avremmo voluto vederti entrare in campo nella tua regione, nella città che tante volte hai attraversato, in una piazza che questa sera sarà guardata da milioni di persone. Avremmo voluto vedere quel tuo muro al centro della rete sotto le statue equestri di Carlo di Borbone e Ferdinando I. Avremmo voluto raccontare una di quelle storie che sembrano scritte apposta per il grande sport: il ragazzo di Sorrento che arriva a giocarsi un Europeo proprio a Napoli. Con te in campo, per noi, sarebbe stata una serata ancora più bella. Forse persino indimenticabile. Ma la vita, come lo sport, non segue sempre il copione che abbiamo immaginato. E oggi la cosa più importante è che Giovanni stia bene. Il resto può aspettare.
Una domanda che ieri sarebbe stato bello sentire
C'è però una piccola cosa che ci ha lasciato l'amaro in bocca. Ieri, a Palazzo San Giacomo, durante la presentazione ufficiale dell'evento, abbiamo visto tantissimi giornalisti, televisioni e inviati. È stata una bellissima immagine. E, sia chiaro, ci ha fatto piacere. A noi che seguiamo la pallavolo campana da oltre cinquant'anni ha fatto addirittura piacere vedere tanto interesse intorno alla Nazionale. Ma ci siamo chiesti: possibile che nessuno abbia pensato di chiedere a Fefè De Giorgi qualcosa su Giovanni Gargiulo? Una domanda semplice. Non necessariamente sul perché non sia in campo. Non sulle sue vicende personali. Ma semplicemente su un ragazzo campano, campione del mondo, che proprio in quei giorni aveva raccontato pubblicamente di aver attraversato un momento difficile. Sarebbe stato un bel segnale. Perché la pallavolo non è fatta soltanto di grandi eventi. È fatta anche di persone.
Benvenuti nei palazzetti campani
E qui veniamo alla piccola polemica. In questi giorni abbiamo visto attorno alla Nazionale molte persone che, almeno a noi che frequentiamo da decenni i palazzetti della Campania, non era mai capitato di incontrare. Ben vengano. Davvero. La Nazionale deve conquistare nuovi spettatori. Deve attirare televisioni, giornali, influencer, personaggi dello spettacolo e pubblico occasionale. È questa la forza di un grande evento. Ma sarebbe bello che qualcuno di questi nuovi innamorati della pallavolo decidesse di continuare a seguirla anche quando l'Italia avrà lasciato Napoli. Perché la Nazionale questa sera accenderà riflettori potentissimi. Ma i riflettori, inevitabilmente, si spegneranno. E quando accadrà, nei palazzetti campani resteranno le società, i giocatori, gli allenatori, i dirigenti, i fotografi, i giornalisti e gli appassionati che la pallavolo la raccontano e la seguono tutto l'anno. Dal 18 ottobre, quando ripartiranno i campionati, ci saranno Union Napoli, Romeo Sorrento e Vesuvio Oplonti, insieme a tutto il movimento regionale. Sarà un'altra pallavolo. Meno glamour, certamente. Niente Mattarella in tribuna. Niente Planet Funk. Niente Piazza del Plebiscito. Ma sarà quella pallavolo che permette alla Nazionale di avere giocatori, tecnici e tifosi. Quella che costruisce il futuro mentre nessuno guarda. E allora, con tutto il rispetto per le scelte organizzative e per gli accrediti di questa grande manifestazione, una domanda ce la permettiamo. Non sarebbe stato giusto dare un po' più di attenzione anche a chi la pallavolo campana la segue da sempre? A chi c'è stato quando non c'erano i riflettori? A chi continuerà ad esserci quando se ne saranno andati? Non è una guerra tra vecchi e nuovi. Non deve esserlo. È soltanto un invito a non dimenticare che dietro il grande spettacolo di una sera esiste un movimento che lavora per 365 giorni all'anno.
Stasera, però, niente polemiche
Adesso basta. Questa sera è il momento di applaudire. Di guardare il cielo sopra Napoli e il campo sotto le stelle. Di ascoltare l'inno. Di vedere gli azzurri di Fefè De Giorgi entrare in campo. Di sentire il rumore di Piazza del Plebiscito. Di vedere la pallavolo trasformarsi, per una notte, in qualcosa di ancora più grande. E magari, tra un punto e l'altro, pensare per qualche secondo anche a Giovanni. Perché uno dei modi più belli per dimostrare di amare uno sport è ricordarsi anche di chi, per un motivo o per l'altro, quella sera non può esserci. Forza Italia. E soprattutto, forza Giovanni. La porta dell'azzurro può aspettare. Prima viene la persona.
Una notte bellissima. Ma speriamo che sia l'ultima senza un vero palazzetto
C'è infine un ultimo pensiero che vorremmo affidare a questa giornata. Piazza del Plebiscito è una cornice straordinaria. Probabilmente irripetibile. Ma proprio il successo di questa sera dovrebbe servire a Napoli per guardare avanti. Una città come Napoli, una regione come la Campania, un movimento pallavolistico che conta migliaia di tesserati e società di livello nazionale meritano un grande palazzetto dello sport. Un impianto coperto, moderno, funzionale, capace di ospitare la Nazionale, le grandi competizioni internazionali e le squadre campane. Questa sera giocheremo sotto le stelle. Sarà bellissimo. Ma il nostro sogno è che, la prossima volta, l'Italia possa tornare a Napoli trovando finalmente una casa dello sport degna di questa città. Perché Piazza del Plebiscito può regalare una notte da sogno. Ma Napoli merita anche un palazzetto nel quale vivere tutti i giorni la pallavolo. E un vero palazzetto lo meritiamo anche i pallavolisti della penisola e in particolare quelli carottesi che sono sempre stati ai vertici della pallavolo campana. E quello sì che sarebbe un punto, finalmente, da vincere tutti insieme.

Nessun commento:
Posta un commento