Il CT della Serbia ridimensiona i successi dell'Italia: «Non è una grande squadra, ha avuto fortuna». Ma prima di pensare a detronizzare le campionesse olimpiche e mondiali, Terzić farebbe bene a guardare il tabellone: dopo la Croazia arriva la Grecia, mentre sul cammino verso Istanbul incombe la Turchia
Ci sono dichiarazioni che appartengono alla normale dialettica dello sport e altre che, alla vigilia della fase decisiva di una grande manifestazione, sembrano quasi una chiamata alle armi. Quelle pronunciate da Zoran Terzić, Commissario Tecnico della Serbia, nell'intervista concessa a Meridian Sport, appartengono decisamente alla seconda categoria.
Il tecnico serbo, nell'ampia intervista pubblicata il 30 agosto, ha dedicato parole tutt'altro che tenere alla Nazionale italiana femminile, campione olimpica e mondiale. Terzić non considera le Azzurre di Julio Velasco una formazione paragonabile alle grandi nazionali del passato e, anzi, definisce «smezzato» il paragone con alcune delle squadre più forti della storia della pallavolo. A suo giudizio, il dominio dell'Italia sarebbe anche il risultato di una combinazione di fortuna, rendimento inferiore delle avversarie e ricambio generazionale.
Una valutazione che, naturalmente, è assolutamente legittima. Ognuno può avere la propria opinione tecnica. Ma c'è un piccolo particolare: il campo, finora, sta raccontando una storia piuttosto diversa.
Terzić riconosce il valore di Paola Egonu, definita «un giocatore di livello assoluto», ma giudica soltanto «discreto» il reparto delle centrali italiane e sostiene che, al di fuori di Miriam Sylla, le altre schiacciatrici azzurre siano poco conosciute dal grande pubblico. Secondo il CT serbo, insomma, l'Italia non sarebbe una squadra «così forte» e il suo straordinario rendimento sarebbe spiegabile soprattutto con una serie di circostanze favorevoli.
Poi arriva la frase che più di tutte fa discutere: Terzić ammette di aspettare la prima sconfitta dell'Italia in una grande competizione e auspica che sia proprio la Serbia a «toglierla dal trono».
Una sfida lanciata senza troppi giri di parole.
Velasco: «Non ci interessa cosa dicono le nostre mamme»
Dall'altra parte della rete, però, la reazione italiana è stata decisamente meno bellicosa.
Dopo il netto successo ottenuto contro la Bulgaria, che ha regalato alle Azzurre l'accesso ai quarti di finale, Velasco ha liquidato la questione con una delle sue risposte più efficaci: «Non ci interessa cosa dicono le nostre mamme, figuriamoci ciò che dice lui».
Una frase che fotografa perfettamente l'atteggiamento dell'Italia: nessuna intenzione di farsi trascinare sul terreno delle provocazioni, nessuna necessità di dimostrare qualcosa a parole.
La risposta, eventualmente, arriverà quando sarà il momento di giocare.
Anche Sarah Fahr ha scelto la stessa strada: «Quando sarà il momento, risponderemo come sappiamo». Tradotto dal linguaggio della pallavolo: non davanti ai microfoni, ma dentro il campo.
E forse è proprio questo il punto.
Caro Terzić, prima dell'Italia ci sono Croazia, Grecia e Turchia
Al CT serbo, però, una piccola raccomandazione vorremmo permetterci di farla.
Signor Terzić, forse sarebbe il caso di occuparsi un po' meno dell'Italia e un po' più del percorso della Serbia.
Perché il calendario dell'Europeo ha una caratteristica piuttosto curiosa: l'Italia e la Serbia non possono incontrarsi prima della finale.
E la finale, come noto, si giocherà a Istanbul domenica 6 settembre.
Ma per arrivarci bisogna prima superare qualche ostacolo.
Il primo era la Croazia, affrontata ieri sera a Brno. La Serbia ha rischiato qualcosa, perdendo il primo set 19-25, ma poi ha rimesso in ordine la partita e ha conquistato i quarti di finale imponendosi 3-1, con parziali di 19-25, 25-19, 25-17, 25-12.
Il prossimo ostacolo si chiama Grecia.
E qui forse sarebbe consigliabile prestare una particolare attenzione.
La Grecia ha infatti appena scritto una delle pagine più importanti della propria storia pallavolistica, eliminando la Francia con un clamoroso 3-0 (25-16, 25-18, 25-20) e conquistando per la prima volta l'accesso ai quarti di finale di un Campionato Europeo.
Insomma, mentre Terzić si preoccupa di spiegare perché l'Italia non sarebbe poi quella corazzata che tutti pensano, la Grecia ha appena eliminato una delle squadre più accreditate del torneo.
Non esattamente il tipo di avversario da prendere sottogamba.
E, superato eventualmente anche questo ostacolo, la Serbia dovrà conquistarsi un posto nella finale di Istanbul attraverso la parte del tabellone che comprende Belgio, Germania, Turchia e Azerbaigian.
Tra queste, naturalmente, c'è la Turchia, padrona di casa e campione europeo in carica, una delle principali candidate alla vittoria finale.
Quindi, caro Terzić, il consiglio è semplice: prima di pensare a come detronizzare l'Italia, sarebbe forse meglio concentrarsi su Croazia, Grecia e Turchia.
La prima l'avete appena superata.
La seconda vi aspetta ai quarti.
La terza potrebbe essere sulla strada verso la finale.
L'Italia, invece, è dall'altra parte del tabellone.
L'Italia continua a vincere, senza occuparsi delle chiacchiere
Nel frattempo le Azzurre hanno fatto esattamente quello che ci si aspettava da una squadra che vuole arrivare fino in fondo: hanno continuato a giocare.
Dopo aver chiuso la fase a gironi con cinque vittorie su cinque, l'Italia ha superato oggi la Bulgaria negli ottavi di finale con un altro 3-0, conquistando la sesta vittoria consecutiva del torneo e qualificandosi ai quarti.
Il prossimo appuntamento sarà contro la vincente di Repubblica Ceca-Svezia.
Poi, eventualmente, arriveranno le semifinali.
E soltanto a quel punto si potrà cominciare a parlare seriamente della finale.
Il tabellone ufficiale è piuttosto chiaro: i quarti di finale di Brno sono in programma il 2 settembre, quelli di Istanbul il 3; le semifinali si giocheranno a Istanbul il 5 settembre e le finali il giorno successivo.
Dunque, per vedere Italia-Serbia bisogna prima che entrambe facciano il proprio dovere.
Ed è proprio questo il bello dello sport.
Le dichiarazioni possono accendere l'attesa, possono creare rivalità e possono perfino diventare materiale per titoli e discussioni. Ma alla fine sono i risultati a decidere.
Terzić ha già indicato il suo obiettivo: vuole essere lui a «togliere l'Italia dal trono».
Benissimo.
Ma prima dovrà conquistarsi il diritto di provarci.
E per arrivare a domenica 6 settembre a Istanbul c'è ancora parecchia pallavolo da giocare.
Nel frattempo, l'Italia continuerà a fare quello che sa fare meglio: giocare, vincere e lasciare che siano i risultati a parlare.
Per le provocazioni, eventualmente, ci sarà tempo dopo.

Nessun commento:
Posta un commento